I Paesi membri dell’Ue hanno fino al 31 maggio 2026 per modificare i rispettivi Piani nazionali di ripresa e resilienza (Pnrr). Lo ha comunicato la Commissione europea, precisando che «per qualsiasi richiesta di modifica presentata dopo tale data, la Commissione non può impegnarsi a completare la propria valutazione in tempo utile affinché il Consiglio adotti la decisione rivista entro il 31 agosto 2026».
Dal canto suo l’Italia ha presentato, dal 2021 ad oggi, sette richieste di revisione del proprio Recovery. L’ultima riguardava 40 misure tra riforme e investimenti.
Si tratta di un numero significativo che testimonia le difficoltà di attuazione dei progetti del Piano riscontrate. Ma l’Italia non rappresenta un’eccezione: anche Belgio e Spagna hanno raggiunto lo stesso numero di revisioni approvate e peraltro hanno già avviato l’iter per un’ottava modifica.
In generale, tutti i Paesi europei (ad eccezione per l’Ungheria il cui piano è attualmente bloccato a causa di violazioni dei principi dello stato di diritto) hanno rivisto il proprio piano almeno due volte. È il caso di Francia e Romania. Salendo a tre domande di modifica ci sono a pari merito nove Paesi: Austria, Bulgaria, Croazia, Danimarca, Estonia, Lettonia, Malta, Slovacchia e Svezia. Con quattro richieste di revisioni si posizionano Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, e Slovenia.
Sul gradino superiore della classifica ci sono cinque Paesi con cinque domande di modifica: Cipro, Finlandia, Germania, Grecia e Portogallo. Da sola, con sei richieste finora, c’è l’Irlanda.
Per capire la probabilità di ulteriori revisioni necessarie, è utile analizzare il livello del completamento del Pnrr nei vari Paesi. Il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di Coesione, Tommaso Foti, ha evidenziato che l’Italia conta: «416 obiettivi raggiunti, 166 miliardi di euro ottenuti, 655.677 progetti finanziati, oltre 541 mila interventi conclusi e circa 100.000 in fase di esecuzione o completamento. Con l’approvazione della penultima rata è stato raggiunto il 73% degli obiettivi previsti dal Piano, un dato che va ben oltre la media europea». Quasi a pari merito c’è l’Irlanda al 72%, mentre fanno meglio dell’Italia: la Danimarca al 75%, l’Austria al 79% e primeggia la Francia all’83%. (riproduzione riservata)