L’opzione del rinvio delle scadenze del Pnrr è da scartare. Vi sono «regolamenti da modificare con maggioranze difficili da raggiungere». E poi «l'obiettivo che dovremmo avere tutti credo sia quello di raggiungere gli obiettivi concordati con Bruxelles e non di modificare i termini». Lo ha dichiarato il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, rispondendo al Question time alla Camera.
Certo «non ho problemi ad ammettere che la spesa delle risorse del Pnrr va accelerata ma non bisogna nemmeno dire cose diverse dalla realtà». Va riconosciuto il fatto che l’Italia è «al 52% di spesa sulle risorse ottenute finore e al 63% di rate aggiudicate che è il miglior dato che c'è in Europa». La nazione che ha più risorse «dopo di noi è la Spagna che ha chiesto il 30% della sua possibilità di spesa, noi siamo a più del doppio, al 63%» .
Difatti come ha rilevato la Corte dei conti «il raggiungimento degli obiettivi qualitativi e quantitativi previsti dal Piano procede in linea con quanto concordato a livello europeo». Tanto che «la grandissima parte degli interventi monitorati che, in linea con le previsioni attuali dovrebbero concludersi negli ultimi due anni del piano, sono in fase di realizzazione» ha sottolineato Foti.
Non a caso l’Italia è anche l’unico Paese ad aver chiesto la settima rata del Pnrr. In relazione alla sua liquidazione «voglio qui assicurare che il contatto con i componenti della Commissione è a un ottimo punto ma ovviamente è una fase, quella della verifica, che non è propriamente occasionale».
In merito all'eventuale richiesta di proroga dei termini del Pnrr «c'è un regolamento dell'Ue che prevede due termini» di scadenza: «uno il 31 agosto per raggiungere l'ultimo obiettivo e uno il 31 dicembre 2026 per la liquidazione degli obiettivi raggiunti».
Questi due termini sono inderogabili. E per cambiarli, come per le modifiche dei regolamenti europei, occorrerebbe, da un lato, «una maggioranza qualificata, cioè 15 dei 27 Stati che rappresentino il 65% della popolazione europea», e dall'altro «l'unanimità». Dunque, alla luce di questi alti paletti, «ritengo vi siano questioni istituzionali che suggeriscono altre soluzioni» ha aggiunto Foti.
Allo stesso tempo però vi sono «richieste di rimodulazione sul Pnrr e saranno presentate ma esse non riguardano le case di comunità, gli ospedali di comunità, gli asili nido e gli investimenti in ferroviari nel Mezzogiorno» ha assicurato Foti. (riproduzione riservata)