Conflitti di interesse, fughe di dati, fatture gonfiate o false. Sono molte le frodi che possono emergere in una gara pubblica. Soprattutto se il bottino da assegnare è ricco come quello del Pnrr italiano: oltre 191 miliardi di euro, di cui circa 102 miliardi già versati dall’Unione Europea che sei giorni fa ha pagato all’Italia la quarta rata. Per questo, alla fine dello scorso anno, la Ragioneria Generale dello Stato ha aggiornato la strategia anti-frode da applicare ai bandi del Pnrr. Ogni amministrazione coinvolta nei progetti del Piano dovrà implementare un gruppo di autovalutazione del rischio e definire dei «cartellini rossi».
Le amministrazioni organizzeranno al loro interno delle task force operative e applicheranno a livello locale, sorvegliando ogni fase dei progetti, la strategia decisa a livello nazionale dalla rete dei referenti anti-frode dell’Ispettorato Generale per il Pnrr. Strategia che si articola lungo le quattro fasi della lotta alle frodi: prevenzione, individuazione, segnalazione e azioni correttive. I gruppi di autovalutazione anti-frode dovranno stimare i rischi in modo standardizzato attraverso un modello chiamato Tool Fraud Risk Assessment che si divide in diversi fogli, uno per i controlli generici e gli altri per le verifiche su selezione, attuazione, rendicontazione e circuito finanziario.
In fase di monitoraggio a ciascun progetto del Pnrr, e a ogni soggetto attuatore, deve essere assegnato un punteggio di rischio, calcolato con il sistema informatico europeo Arachne. Dopodiché, i bandi del Pnrr dovranno essere sottoposti, oltre alle verifiche contabili ordinarie, a controlli ad hoc e ad approfondimenti sul conflitto di interesse delle persone coinvolte. Le amministrazioni dovranno anche ruotare il personale e assicurarsi che ci sia una corretta separazione delle funzioni. Non deve accadere, ad esempio, che un membro della commissione che assegna i fondi abbia interessi in una delle realtà che partecipano al bando.
Inoltre, le amministrazioni potranno dotarsi di uno schema di «cartellini rossi» (red flags), cioè fatti anomali che possono essere indicatori di una frode. Tra questi i conflitti di interesse non dichiarati, eventuali fughe di informazioni sulle gare o la presenza (ingiustificata) di un unico fornitore. Ma anche tariffe non trasparenti e fatture sproporzionate, incomplete o non presentate nei tempi corretti.
Tutte le fasi del ciclo, dalla prevenzione alla segnalazione della frode (e i procedimenti successivi), devono essere coordinati con soggetti pubblici come la Guardia di Finanza, la Corte dei Conti e l’Anac. (riproduzione riservata)