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Pnrr, tempi stretti per lo scambio dei lotti tra Fibercop e Open Fiber: la prima offerta rifiutata e l’alternativa fondi di coesione
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Pnrr, tempi stretti per lo scambio dei lotti tra Fibercop e Open Fiber: la prima offerta rifiutata e l’alternativa fondi di coesione

19 maggio 2025, 21:00

Il 20 maggio nuovo round al dipartimento di Butti sulle aree grigie. Accordo da trovare entro il 30 giugno per dare il tempo a Sarmi di finire i lavori, ma Gola vuole trattare. La revisione del Pnrr nelle mani del ministro Tommaso Foti

Il destino delle aree grigie e del piano «Italia a 1 Giga» potrebbe iniziare a delinearsi il 20 maggio, al nuovo tavolo dove si presenteranno Open Fiber, Fibercop e governo. L’incontro non dovrebbe essere risolutivo, ma forse si capirà di più su quale direzione potrebbe prendere una partita dall’esito ancora incerto.

Il punto fermo sembra essere la volontà del Dipartimento per la transizione digitale guidato da Alessio Butti di trovare una soluzione in tempi rapidi. La data del 30 giugno, per quanto non vincolante, è stringente. Se non si arriverà a un accordo a stretto giro, difficilmente la società guidata dal presidente e ad Massimo Sarmi potrebbe garantire il completamento dei lavori di un piano strategico inserito nel Pnrr (motivo per cui si era proposta con una lettera ad aprile) in meno di un anno e accettare di subentrare a quella del ceo Giuseppe Gola, esponendosi al rischio penali.

Anche la posizione di Cassa Depositi e Prestiti (60%) e Macquarie (40%) è chiara: impossibile concludere così in fretta una trattativa che richiede mesi, visto che va ancora definito il perimetro del subentro alla concessione (quanti e quali lotti) e ne va stabilito il valore tramite un’approfondita due diligence e una successiva contrattazione. Senza considerare che servirà anche il via libera dal consorzio di banche che ha approvato solo pochi mesi fa il rifinanziamento del piano industriale.

La prima proposta respinta (per ora)

Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, la società dell’ex rete Tim (ora controllata dal consorzio di investitori guidato da Kkr e Mef) avrebbe già avanzato una proposta a due fasi. La prima prevederebbe la cessione immediata della concessione a fronte del rimborso di quanto speso per l’infrastruttura già costruita, in modo da poter iniziare a lavorare sui lotti trasferiti. Solo in seconda battuta, invece, verrebbe quantificata la parte «meno oggettiva» dell’accordo, ossia quanto potrebbe generare l’infrastruttura in prospettiva futura e definire di conseguenza quanto riconoscere a Open Fiber.

L’offerta sarebbe stata discussa nel corso del cda di venerdì scorso di OF. La posizione finale del cda è stata unitaria per aprire una trattativa, ma il board non avrebbe ritenuto adeguata, almeno per il momento, la proposta. Secondo quanto ricostruito da fonti finanziarie, sarebbe stato più netto il no di Macquarie visto che non ci sarebbero certezze su quanto verrebbero valorizzati i lotti prima di cederne il controllo. La ricostruzione non trova conferme ufficiali, ma si sposerebbe con la maggiore sensibilità di Cdp, più disposta in generale a discuterne visto che il governo spinge l’operazione.

L’ipotesi fondi di coesione

Difficile capire come si possa sbrogliare la matassa. La via alternativa resta la revisione del Pnrr. Non sarebbe ancora chiusa la strada per spostare sotto i fondi di coesione il piano «Italia a 1 Giga» su cui sta lavorando il ministro Tommaso Foti, concedendo più tempo per completare i lavori e rendendo quindi superfluo il trasferimento dei lotti. Chissà che oggi il governo non possa aumentare la visibilità sul tema agli attori coinvolti.

Non sarebbe invece ipotizzabile un atto d’imperio con la revoca di più lotti a Open Fiber visto che, secondo quanto risulta a questo giornale, solo in Toscana il gruppo guidato da Gola dovrebbe essere sotto il 70% del target (soglia che apre alla revoca) al 30 giugno, quando è fissata la prossima verifica. Da escludere invece la riduzione dei civici. (riproduzione riservata)



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