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Raffaele Fitto
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Pnrr, solo il 2% delle imprese ha presentato domanda per i bandi: poca chiarezza e difficoltà a reperire informazioni

02 ottobre 2023, 20:30

Su 75 capi azienda che vorrebbero partecipare alle gare in pochissimi lo hanno fatto a causa della difficoltà a informarsi e delle tempistiche complesse. I risultati di uno studio di Deloitte

Strano paradosso, quello del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). Su 100 imprese italiane 75 sono interessate a partecipare ai bandi, 22 hanno già deciso a quali gare vorrebbero prendere parte, e soltanto due hanno effettivamente presentato domanda. A svelare la discrepanza tra volontà degli imprenditori di sfruttare le risorse ed effettiva messa a terra delle opportunità del Pnrr è uno studio di Deloitte, condotto su 200 imprese italiane con più di 10 dipendenti e firmato dal senior partner Stefano Alfonso e dal manager Luca Bonacina.

Requisiti troppo specifici

«Uno degli ostacoli che impediscono alle aziende italiane di sfruttare le opportunità riconducibili ai fondi», si legge tra le righe dello studio, «è il notevole impegno richiesto in termini di tempi e risorse». Interrogati su questo passaggio, i capi azienda italiani hanno fatto emergere quelle che per loro sono le principali difficoltà. La prima, segnalata dal 57% del campione, sono i requisiti di ammissibilità e valutazione, «troppo specifici o poco chiari». Insomma, oltre metà delle imprese che vorrebbero accedere ai fondi del Piano si trovano a essere escluse per via dei cavilli o a non capire proprio quello che il bando sta richiedendo.

Poche informazioni e difficoltà a reperirle

Segue a ruota, al 44%, l’assenza di adeguate informazioni e il suo corollario, cioè l’eccessiva frammentazione: le imprese, spiega Deloitte, devono navigare tra una moltitudine di portali governativi per cercare le comunicazioni che interessano loro, o addirittura fare ricorso a terze parti che si fanno carico della comunicazione. Il rischio di perdere la bussola è molto alto.

E poi ci sono i problemi legati alle tempistiche: il 43% degli imprenditori pensa che i tempi di realizzazione delle iniziative siano troppo brevi, il 32% che ci sia troppo poco tempo tra l’uscita dei bandi e la loro scadenza.

Manca l’appoggio delle istituzioni

E se il tempo è poco, i capi azienda chiedono quanto meno di essere assistiti dagli enti preposti: proprio la percezione di una scarsa vicinanza delle istituzioni costituisce un freno per quasi quattro imprenditori su 10. «Le istituzioni», spiega a tal proposito Stefano Alfonso, «sono chiamate a gestire una comunicazione più efficace a tutti i livelli, così da incrementare la consapevolezza sul Pnrr e sul relativo stato di attuazione».

Altro problema non irrilevante è stabilire chi, all’interno dell’azienda, debba occuparsi dell’individuazione e partecipazione ai bandi. Secondo l’indagine di Deloitte quattro società ogni 10 hanno demandato il compito a figure interne, grossomodo la stessa quota delle imprese che si affidano alle associazioni di categoria. Mentre la maggior parte degli intervistati, il 78%, sceglie di affidarsi agli studi professionali delle società di consulenza, di gran lunga preferiti agli istituti finanziari (18%).

Tante occasioni da sfruttare

Gli imprenditori peraltro, forse paradossalmente, non appaiono troppo preoccupati di fronte agli obblighi che queste risorse comporterebbero per loro. I doveri di monitoraggio, rendicontazione e controllo rappresentano un ostacolo per meno di un capo azienda su cinque, così come l’eventuale lentezza nel trasferimento delle risorse.

Insomma, se messi nelle condizioni di poter accedere con facilità ai bandi gli imprenditori italiani sono ben disposti sia a tollerare una certa ingerenza nei loro affari aziendali, sia ad accettare che le risorse non arrivino in poche ore. Non a caso, il 68% degli intervistati da Deloitte crede che il Pnrr avrà un impatto positivo per il sistema Paese e il 90% vede prospettive più rosee per la propria realtà (anche nel breve termine) in caso di accesso alle risorse. (riproduzione riservata)



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