Trovare una soluzione per le misure che hanno una copertura finanziaria fino a giugno 2026. Interrogarsi sul perché l'Italia, uno dei Paesi più indebitati dell'Ue, debba prendere interamente la quota a debito, oltre 120 miliardi. Sono questi i principali passaggi delle comunicazioni in Senato del ministro per il Pnrr, Raffaele Fitto, sullo stato di attuazione del Piano.
«Penso che sia importante valorizzare i risultati raggiunti ma non bisogna adagiarsi su questi risultati, mantenere la tensione, individuare gli obiettivi per tempo e programmare. Sapendo che c'è un altro elemento che inizia ad emergere e che deve essere oggetto di dibattito: molte misure ed investimenti sono stati previsti nel Pnrr ma non hanno un dopo», dice Fitto. «Ci sono una serie di misure e di riforme che hanno previsto coperture fino al 2026, come sulla giustizia e sulla sanità, e sulle quali è necessario che questo Parlamento individui le soluzione per dare stabilità e rendere efficace questo percorso di investimenti. Spero che su questo ci sia un dibattito costruttivo».
Il ministro ha poi messo l'accento sul fatto che «solo l'Italia, insieme alla Grecia e alla Romania, ha deciso di prendere interamente la quota a debito, sono oltre 120 miliardi. Questo è un elemento di riflessione che ci responsabilizza ancora di più nel migliorare la qualità della spesa e nell'affrontare il tema del rientro del debito. In un Paese come il nostro, dove il debito pesa in questo modo, la scelta complessiva di utilizzare al 100% quella modalità è una scelta sulla quale bisogna usare, più che le polemiche, diciamo grande oculatezza nelle scelte», aggiunge il ministro, sottolineando che «bisogna interrogarsi sul perché gli altri paesi abbiano fatto una scelta completamente diversa e più che convincersi che siamo stati i più bravi di tutti, cerchiamo di riflettere sul perché altri paesi non hanno usato questa modalità».
Sempre sul fronte delle uscite, Fitto assicura che il governo è al lavoro per trovare «soluzioni concrete» alle preoccupazioni espresse dalla Corte dei Conti sull'andamento della spesa del Pnrr. «La Corte di Conti, lo ribadisco, nella sua prima relazione che si riferiva a primo semestre 2023 ha indicato, coi dati di febbraio 2023, un giudizio con una serie di criticità a quella data. Ma la relazione che si riferisce a tutto il 2023 rappresenta un quadro tutto differente», precisa Fitto. «La Corte esprime alcune valutazioni e preoccupazioni sull'andamento della spesa, che è un tema oggetto di un lavoro che stiamo mettendo in campo per dare soluzioni concrete».
«Sulla sanità ci sono oltre 15 miliardi previsti nel piano prima della rimodulazione e lo stesso importo è rimasto dopo la rimodulazione. Non c'è nessun taglio: l'importo che c'era prima è quello che c'è dopo».
Inoltre, «mi piace sottolineare, come ha fatto il presidente del Consiglio, che è stata aumentata la dotazione finanziaria del Pnrr nell'ambito del settore agricolo con interventi concreti pari a circa 3 miliardi, non sulla spinta dei trattori in piazza che polemizzavano con il governo, ma per una scelta precedente, che risale al dicembre 2023 con la revisione. Questo dà l'idea della visione e della lungimiranza nella revisione e degli obiettivi che il governo ha messo in campo».
Il Pnrr italiano «non è soltanto il più grande in Europa ma è anche la più grande scommessa del Next Genreration Eu. La riuscita del Pnrr italiano è la riuscita del Next Generation Eu, quindi un modello di piano sul quale si giocherà molto del futuro europeo», continua Fitto.