Sono quasi 16mila i cantieri aperti e finanziati con i fondi del Pnrr. Di questi, due terzi si avviano alla conclusione o sono in fase avanzata, mentre il 70% di quelli non avviati riguarda piccoli lavori, i cui tempi di realizzazione sono più brevi. Questo è quanto emerge dai dati dell’Osservatorio congiunturale dell'Ance sull'industria delle costruzioni. I fondi Ue ricevuti ad oggi dall'Italia - ricorda l'associazione - ammontano a 153,2 miliardi, ossia il 79% del totale complessivo di quanto previsto dal Piano. E sono stati spesi 101,3 miliardi: oltre la metà ha toccato il settore delle costruzioni, con un rafforzamento, nell'ultimo anno, della spesa di circa 3,4 miliardi al mese. La stagione del Pnrr ha contagiato tutti, dice l'Ance. Lo scorso anno i Comuni hanno speso il +15% rispetto al 2024; le stazioni appaltanti come Rfi +1 miliardo di spesa e Anas +15% di investimenti nel primo semestre 2025.
Il Pnrr ha condizionato in positivo il settore delle costruzioni. Innanzitutto favorendo crescita occupazionale e qualità delle imprese. Tra il 2020 e il 2025 l'edilizia ha infatti generato circa 350 mila nuovi posti di lavoro per la realizzazione e manutenzione di strade, ponti, scuole, ospedali, reti idriche ed energetiche, pari al 20% dell’aumento complessivo dell’occupazione nell’economia italiana. Nei primi nove mesi del 2025 sono cresciute sia le ore lavorate (+1,4%) sia i lavoratori iscritti (+3%). Le imprese attive nei cantieri Pnrr hanno registrato un aumento del 67% dei dipendenti rispetto al 2017 e un netto miglioramento della produttività, con riduzione dell’indebitamento e maggiore solidità finanziaria.
E allargando lo sguardo, l’impatto del Pnrr si rileva sulla salute del comparto in generale. Nel 2025 il settore delle costruzioni segna una «lieve flessione» degli investimenti dell'1,1%, molto inferiore alle attese che erano del -7%. Una flessione, spiega l’Osservatorio Anche, dovuta principalmente al calo dell'edilizia abitativa (-15,6%) e compensata dalla «forte spinta delle opere pubbliche trainate dal Pnrr (+21%)». Nelle previsioni per il 2026, gli investimenti tornano positivi (+5,6%) con l'ultimo miglio del piano nazionale di ripresa e resilienza che «traina il comparto». Oltre alla spinta delle opere pubbliche (+12%), si prevede una crescita anche della riqualificazione abitativa grazie alla proroga degli incentivi fiscali (+3,5%).
Sul fronte abitativo, l’Ance accoglie positivamente il piano annunciato dal governo italiano per la realizzazione di 100mila alloggi a prezzi calmierati in dieci anni, in linea con l’European Affordable Housing Plan promosso dalla Commissione Ue. «La politica si sta muovendo», segnalano i costruttori. Secondo l’associazione, dei 15 miliardi potenzialmente attivabili tra fondi nazionali ed europei, l’Esecutivo ha già individuato 7 miliardi, rafforzando la governance e anticipando la spesa rispetto alle previsioni iniziali. Un passo avanti che, per l’Ance, deve ora tradursi in un Piano casa organico, con strumenti finanziari, urbanistici e fiscali capaci di incidere realmente sull’offerta abitativa.
Anche perché la crisi abitativa è ormai un’emergenza strutturale, non solo italiana ma europea. L’Osservatorio evidenzia che nelle grandi città italiane l’accesso alla casa è insostenibile per le famiglie a reddito medio-basso: per un mutuo serve fino all’80% del reddito a Milano e il 70% a Bologna, mentre per l’affitto si supera il 70% del reddito a Firenze, Roma e Milano. Anche per redditi fino a 22mila euro la situazione resta critica. In Europa il fabbisogno stimato è di circa 925mila nuove abitazioni. Per Ance, la casa è passata da allarme settoriale a priorità economica e sociale continentale. «È arrivato il momento di mettere nero su bianco un piano casa, con una governance forte e misure finanziarie, urbanistiche e fiscali in grado di offrire risposte alle diverse fasce di popolazione che condividono questo problema», ha commentato la presidente dell’Ance Federica Brancaccio. «Siamo pronti a fare la nostra parte». (riproduzione riservata)