L’Italia ottiene l’ottava rata del Pnrr, pari a 12,8 miliardi di euro. «Un risultato che conferma il solido ritmo di attuazione del Piano e la qualità delle riforme e degli investimenti realizzati» ha annunciato sui social il vice presidente della Commissione Ue, nonché in precedenza il ministro del Pnrr italiano, Raffaele Fitto.
«Questa nuova tranche sostiene interventi strategici in settori chiave come pubblica amministrazione, appalti pubblici, economia circolare, gestione dell'acqua, digitalizzazione, energie rinnovabili, contrasto alla povertà energetica, turismo, istruzione, ricerca, innovazione», ha aggiunto Fitto.
Allo stesso tempo, l’Italia ha trasmesso alla Commissione anche la richiesta di pagamento della nona e penultima rata del Recovery, anch’essa pari a 12,8 miliardi di euro. «Con la richiesta di pagamento della nona rata, l’Italia si conferma capofila in Europa nell’attuazione del Pnrr, sia per numero di obiettivi raggiunti sia per importo ricevuto, che con l’ottava rata sale a 153,2 miliardi di euro, pari al 79% della dotazione totale, a fronte della media europea del 60%», ha sottolineato la premier Giorgia Meloni in una nota.
L’Italia sta quindi entrando nello sprint finale nell’attuazione del Pnrr, ha aggiunto il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione, Tommaso Foti, «fermo restando che la spinta decisiva per la crescita della Nazione arriverà anche dopo l’ultima rata, consentendo al Piano di continuare a produrre benefici concreti e di rappresentare un modello virtuoso anche nella programmazione delle nuove politiche di coesione».
Il Pnrr fa notizia anche in senso negativo. I finanzieri del Comando provinciale di Roma hanno eseguito un'ordinanza di misura cautelare personale nei confronti di tre persone, sottoposte al divieto di esercitare attività imprenditoriali, e una società, destinataria dell'esclusione e revoca di agevolazioni pubbliche (oltre che sequestro preventivo dei proventi dei reati). L’ipotesi di reato è di «truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e riciclaggio». Coinvolti i fondi del Pnrr.
Gli indagati avrebbero «illecitamente ottenuto incentivi a sostegno delle piccole e medie imprese e predisposto operazioni ad hoc per ostacolarne l'identificazione della provenienza delittuosa». In particolare, secondo l'ipotesi accusatoria, «una società attiva nel marketing pubblicitario, anche con l'ausilio di un consulente finanziario, attraverso la presentazione di documenti contabili artefatti, sarebbe stata ammessa al finanziamento pubblico finalizzato a promuovere la transizione digitale delle imprese italiane sui mercati internazionali, inducendo in errore l'ente preposto all'istruttoria. Le somme percepite sarebbero state trasferite in un secondo momento a ulteriori due società, di fatto inattive, a fronte di prestazione di servizi che, dalle indagini risulterebbero fittizie». (riproduzione riservata)