A poco più di un anno dalla scadenza del Pnrr, l’Italia deve ingranare la quinta per riuscire a completare gli obiettivi concordati con l’Unione europea ma soprattutto per riuscire a mettere a terra tutte le risorse ottenute e che ancora le spettano.
L’Italia ha sottoscritto con Bruxelles il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza con più traguardi e obiettivi tra gli Stati membri dell’Ue, attestandosi a quota 614. Ma non sembra in difficoltà nel rispettare gli impegni presi, forse anche grazie al fatto che ha già inviato 5 proposte di revisioni (in cima alla classifica insieme a Belgio, Irlanda e Spagna) e ne ha un’altra in via di definizione da presentare in autunno. Finora l’Italia ha infatti raggiunto 334 traguardi e obiettivi, considerando anche i 64 collegati alla settimana rata - a cui dopo l’ok della Commissione di martedì manca l’approvazione all’erogazione del Comitato economico e finanziario - il che significa che la percentuale di completamento del Piano tricolore è intorno al 54,4%. Medaglia di bronzo per l’Italia, ancora dietro a Danimarca (57%) e Francia (81%), si legge nella sezione dedicata al Recovery Fund della Commissione Ue.
Alla luce del fatto che il Pnrr è un modello cosiddetto performance based, ossia l’erogazione dei fondi è condizionata al raggiungimento delle scadenze, non sorprende che l’Italia sia riuscita ad ottenere finora oltre 140 miliardi di euro (contando anche i 18 miliardi della settima rata), il 72,2% del suo Piano. La seconda percentuale più alta, emerge dai dati della Commissione, tra i 27 Paesi Ue, dietro alla Francia, che ha già ricevuto quasi l’85% delle risorse a lei destinate.
Il problema italiano però resta sempre la spesa delle risorse ottenute. Il ministro responsabile del Pnrr, Tommaso Foti, ha parlato di 80 miliardi di fondi del Recovery spesi a giugno. Ciò significa che l’Italia dovrà elargire i restanti 110 miliardi che vale il suo Piano in poco più di un anno (la scadenza del Pnrr è agosto 2026), quasi triplicando il ritmo di spesa degli ultimi tre anni. Un’accelerazione già si nota. Guardando gli ultimi dati messi nero su bianco sullo stato di attuazione del Pnrr dal governativo di monitoraggio e aggiornati al 31 marzo, le risorse Pnrr spese erano 66 miliardi, 20 miliardi in meno di giugno. Quindi in tre mesi si è impiegato un terzo di quanto fatto in tre anni: l’Italia sembra aver inserito il turbo necessario da qui in avanti.
Navigando tra i 284.065 progetti monitorati dalla piattaforma OpenPnrr, spicca però il ritardo nella spesa per le misure per la transizione ecologica: sono stati messi a terra solo 4 miliardi sui 37 totali, appena l’11%. Fa meglio, pur non raggiungendo il 50% di spesa, il settore delle infrastrutture, che ha già impiegato 25 miliardi sui 53 totali (47,4%).
Da notare poi le 25 misure del Pnrr – che valgono oltre 32 miliardi di euro – per le quali non sono stati ancora resi noti i progetti messi in campo, nonché i circa 5.000, invece, quelli per i quali risultano importi totali pagati superiori a quelli finanziati. Altrettanti sono i progetti del Recovery che riguardano il comune di Milano, dove è stato investito il 30% dei 4,2 miliardi concordati con Bruxelles. Roma invece conta molti più progetti (8.500) e risorse concordate (6,9 miliardi) ma sconta un maggior ritardo: spesa ferma al 22%. (riproduzione riservata)