Manca poco più di un anno alla scadenza del Recovery Plan europeo. Eppure gli Stati membri dell’Unione Europea che hanno aderito all’iniziativa di Bruxelles, nata sulla scia dell’emergenza pandemica, devono ancora ottenere il 60% delle risorse a loro dovute e raggiungere quasi il 70% degli obiettivi concordati, pari a circa 5 mila tra milestone e target.
Questa la fotografia scattata dalla «Sesta relazione sullo stato di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza» stilata dal ministero italiano per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di Coesione, depositata nella notte di lunedì 31 al Parlamento. Però «tutti i traguardi e gli obiettivi dei singoli Pnrr nazionali devono essere raggiunti entro agosto del 2026», ha ribadito Raffaele Fitto, vice presidente esecutivo della Commissione Europea, davanti alle commissioni Bilancio e Affari economici del Parlamento Europeo. Dunque si prospettano mesi di accelerazione e in salita per tutti i Paesi destinatari del Recovery. Anche per l’Italia, che però si distingue in positivo dai partner Ue.
Come è noto, l’Italia è il principale beneficiario dei fondi del Dispositivo europeo in termini assoluti, con una dotazione di 194,4 miliardi di euro, seguita dalla Spagna (163 miliardi) e, a grande distanza, per esempio, da Francia (40,3 miliardi), Grecia (36 miliardi) e Germania (30,3 miliardi).
Allo stesso tempo l’Italia ha ricevuto finora la quota di risorse Pnrr più alta in assoluto: pari a 122,2 miliardi di euro, al lordo del prefinanziamento, pari al 63% della dotazione complessiva del Piano (se si somma la settima rata chiesta a fine dicembre 2024, le risorse raggiungerebbero il 72,2%). Laddove la media europea di risorse del Recovery ottenute da ciascun Paese è ferma al 41%, sottolinea la Sesta relazione italiana sullo stato di avanzamento del Pnrr.
Per avere un’idea del ritmo elevato assunto dall’Italia, la Spagna, il cui Piano presenta dimensioni comparabili a quelle del Pnrr italiano sia per dotazione che per numero di risultati da conseguire, ha trasmesso cinque richieste di pagamento - l’ultima presentata a dicembre 2024 e ancora in valutazione - e ha ricevuto risorse per oltre 48 miliardi di euro, pari a circa il 30% della dotazione complessiva destinata al Paese.
I primati italiani in materia di Pnrr non finiscono qui. Se strutturalmente il Piano tricolore si caratterizza per il numero più elevato di milestone e target da conseguire, ossia 621 (di cui 438 riferiti a investimenti e 183 a riforme), l’Italia ha già raggiunto il 44% (270) degli obiettivi da centrare. Laddove in media gli Stati membri dell’Ue hanno conseguito il 28% degli obiettivi fissati con Bruxelles.
Nonostante i primati detenuti a livello europeo, l’Italia ha speso 64 dei 122 miliardi incassati finora, quindi nei prossimi mesi è necessaria una «velocizzazione della spesa. Ma soprattutto le ultime tre rate del Pnrr prevedono il raggiungimento di altri 284 obiettivi, quasi il 46% del totale complessivo del Piano. Dunque «i risultati raggiunti finora ci rendono orgogliosi e ci spronano a fare sempre meglio, ma abbiamo ancora molto lavoro da fare nell'interesse dell'Italia e degli italiani», ha scritto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella premessa della Sesta relazione sul Pnrr. Come queste parole lasciano intendere, la premier e Palazzo Chigi sarebbero, almeno per ora, contrari a un allungamento del Pnrr italiano. Mentre il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, sostiene la necessità di una proroga dei termini, quantomeno per la spesa delle risorse del Piano. (riproduzione riservata)