Non si ferma il confronto tra Italia ed Europa per la revisione del Pnrr. Anzi il lavoro, per quanto complesso, sta procedendo in modo «positivo sia a livello istituzionale sia a livello tecnico» e dunque dovrebbe concludersi entro la fine di aprile. Così preannuncia il ministro degli Affari europei, del Sud e del Pnrr, Raffaele Fitto. A occuparsi del piano della revisione ma anche dell’attuazione del Piano sarà la nuova Struttura di Missione di Palazzo Chigi che va a sostituire la vecchia cabina di regia dell’era Draghi, come previsto dalla bozza del nuovo decreto governance del Pnrr, il primo siglato dal governo Meloni.
Questa è però solo una delle diverse novità introdotte dal testo che conta, nella sua ultima versione, 59 articoli e che dovrebbe arrivare oggi sul tavolo del Consiglio dei ministri.
Ci sono infatti interventi sul codice per la crisi d’impresa. In particolare, sale a 120 il numero di rate attraverso le quali può essere dilazionato il debito verso l’Agenzia delle entrate e sono sbloccate numerose istanze di composizione negoziata pendenti in attesa di nomina dell’esperto e alle quali le Camere di commercio non danno corso per incompletezza dei documenti.
Molteplici sono poi le misure di semplificazione da quelle per l’affidamento dei contratti pubblici a quelle per gli interventi di edilizia scolastica, elemento critico per l'attuazione del Pnrr. Nondimeno il decreto prevede l'istituzione dell'Autorità di gestione del piano strategico della politica agricola comune (Pac) e dell'agenzia italiana per la gioventù.
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Eppure rispetto all’ultima versione della bozza disponibile sarebbero state già introdotte ulteriori modifiche, alla luce delle discussioni avvenute in pre-cdm.
Da un lato, sarebbe saltata, come già anticipato ieri da questo giornale, la misura per accelerare la riforma della giustizia tributaria che, secondo i critici, avrebbe rischiato di ostacolare l’auspicata professionalizzazione della categoria. Nella pratica, il governo aveva anticipato al 31 marzo la data di pubblicazione della graduatoria del Csm tributario dei magistrati provenienti dalle altre giurisdizioni (ordinaria, amministrativa, contabile e militare), lasciando maggior spazio ai componenti non transitati.
Dall’altro lato, nel decreto avrebbe trovato posto la possibilità per la pubblica amministrazione, sfumata all’ultimo dal decreto Milleproroghe, di assumere ex dirigenti pubblici attualmente in pensione per ricoprire funzioni connesse al Pnrr, quindi con contratti a tempo determinato. Due però le condizioni: gli incarichi devono essere conferiti da organi costituzionali e devono aver ricevuto il parere favorevole delle commissioni parlamentari competenti.
Le modifiche dell’ultimo momento il governo Meloni le sta sperimentando anche con il Milleproroghe, sembrerebbe per l’intervento del Quirinale.
Dopo che le perplessità del Colle hanno stoppato la proroga di due anni dei contratti per i diritti tv sulle partite di calcio della Serie A con Dazn (con Tim) e Sky, sarebbe arrivata una nota della Presidenza della Repubblica a bloccare l’iter per la realizzazione di una delle promesse elettorali cruciali per il centrodestra: il rinvio della validità delle concessioni balneari.
Non c’è quindi lo zampino della Ragioneria generale dello Stato, precisa lo stesso Mef, che non ha formulato perplessità sulla copertura finanziaria del rinnovo delle concessioni. Anche se lo slittamento fino a fine 2024 della messa a gara delle concessioni rimanderebbe anche l’aumento dei canoni di affitto demaniali che entrerebbero nelle casse dello Stato.
Il Quirinale sarebbe però preoccupato soprattutto dell’inevitabile messa in mora da parte della Commissione Ue a cui l’ulteriore proroga delle concessioni balneari esporrebbe l’Italia.
Per giunta in un momento in cui le acque tra Roma e Bruxelles non sono calme. Al delicato dialogo per la revisione del Pnrr, si sommano i contrasti sulla transizione green dell’edilizia e dell’automotive e da ultima la procedura d’infrazione aperta dalla Commissione contro il reddito di cittadinanza e l’assegno unico italiani, tacciati di discriminare i cittadini Ue. Per di più c’è una sentenza pendente della Corte di Giustizia Ue che potrebbe far decadere tutte le concessioni balneari in proroga.
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