«Dire che siamo al 30% della spesa dei fondi del Pnrr è un dato fondamentalmente sbagliato». Parola di Tommaso Foti, ministro per gli Affari Europei, il Pnrr e le Politiche di Coesione, che interloquendo con Bruno Vespa dal Forum in Masseria sottolinea che «la spesa si calcola su quanto hai incassato, non su quanto incasserai». Poi però ammette: «Siamo in una situazione abbastanza delicata. Se iniziamo a dire che slitta o che si proroga (il Pnrr, ndr) ci si bloccano tutti i cantieri».
«Resta molto da fare sotto il profilo del raggiungimento di spesa», prosegue Foti. Quanto al «raggiungimento degli obiettivi intermedi, però, noi siamo perfettamente in linea. Sono stati raggiunti i 337 obiettivi al 30 dicembre 2024 e abbiamo ottenuto 120 miliardi di rate».
Circa un possibile slittamento dei termini del Pnrr il ministro Foti risponde senza giri di parole: «deve essere (il frutto di, ndr) una riflessione della Commissione Europea senza istanze di parte». E quindi «non perché sollecitata da alcuni Paesi ma perché prende atto delle difficoltà che in questo momento ci sono». Basti pensare che sotto il profilo delle materie prime ci «sono situazioni che portano a prezzi più alti alle medie degli ultimi 5 anni e i cantieri ne risentono».
Nell’intervista, Bruno Vespa, dirotta poi il ministro su altri temi caldi della politica nazionale: tra cui l’idroelettrico. «Si è sbagliato a parlare di fare gare e ora il governo sta cercando di riparare la questione modificando le condizioni». Il motivo? «L’Europa non ci aveva chiesto di fare le gare sull’idroelettrico e invece qualcuno in precedenza ha deciso di inserire il principio (di competitività, ndr)».
«Ma così non c’è criterio di reciprocità con gli altri Paesi», afferma Foti ricordando che la necessità di indire le gare «è un tema inserito nel Pnrr. Non si può tornare indietro ma sto provando ad aggiungere alle condizioni. Per esempio che nel caso in cui l’attuale gestione presenti un piano con efficientamento energetico o miglioramento infrastrutture si possa concedere una novazione contrattuale, in modo che quei gestori possano andare avanti per altri 15 anni».
Il Green Deal europeo «è una macchina perfetta nella sua interpretazione ideologica ma che se applicata in senso pratico porta l'Europa a diventare giardinetto per anziani» osserva poi Foti. La priorità invece deve invece è rendere l’Europa «più competitiva, più semplice e più sicura».
L’iniziativa della Bussola per la competitività presentata dalla Commissione Ue è un passo nella giusta direzione «visto che ha un’impostazione realistica di tipo industriale». Come nel caso del Clean Industrial Deal che «può sicuramente contribuire alla competitività anche se con un percorso abbastanza breve, con scadenza al 2026».
E, aggiunge Foti, ha ragione «il Commissario europeo per l’energia Jorgensen: se non riduciamo i prezzi energetici, non possiamo essere competitivi». Senza dimenticare che l’Italia «è uno degli Stati membri in cui il costo dell’energia per utenti non domestici risulta più elevato». Per questo «stiamo lavorando per rendere quanto più efficaci le disposizioni del prossimo Affordable Energy Action Plan per le nostre aziende, un piano che prevede risparmi per i consumatori europei di 45 miliardi di euro nel 2025 e fino a 260 miliardi di euro entro il 2040».
«La critica più forte che oggi viene fatta (all’Europa, ndr) è: “Musk è il vero problema del mondo”, gli Usa hanno Musk, qualcuno mi spiega perché in Europa non abbiamo un Musk, perché qualcuno ha 40mila satelliti e noi forse ne avremo 330 tra 5-6 anni? Questa è la differenza. Abbiamo puntato evidentemente molto più su settori che erano marginali che strategici».
Il ministro, concludendo, ricordando che la Bussola «dice tante cose ma non dice dove prendiamo soldi per realizzarla. Draghi ha detto chiaramente una cifra, 800 miliardi l’anno, su cui si può essere d'accordo o meno, mentre qui facciamo bellissimi esercizi di riforme ma il lato del finanziamento ci vuole e se non vai a debito comune è difficile». (riproduzione riservata)