L’Italia mette il turbo sul Recovery Plan. La cabina di regia Pnrr ha ratificato infatti il raggiungimento dei 52 obiettivi necessari per consentire all’Italia di presentare, entro il 31 dicembre 2023, alla Commissione europea la richiesta per la quinta rata da 10,5 miliardi di euro. «Traguardo che si somma al primato già raggiunto dall’Italia, ovvero quello di essere la prima Nazione in Europa ad aver presentato la quarta richiesta di pagamento del Pnrr» ha commentato in una nota la premier, Giorgia Meloni. L’Italia dovrebbe ricevere già nei prossimi giorni la somma di 16,5 miliardi di euro relativi alla quarta rata e far salire così complessivamente la quota già incassata a circa 102 miliardi di euro, più della metà dell’intero Piano di ripresa e resilienza.
Ma soprattutto, ha aggiunto il ministro per gli Affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il Pnrr, Raffaele Fitto, tali risultati consentono di «proseguire nell’azione di sostegno alla crescita economica e per raggiungere, con i nuovi investimenti inseriti nel piano, gli obiettivi del potenziamento della competitività industriale, della transizione verso energie pulite e dell'indipendenza energetica dell’Italia».
Tra gli obiettivi connessi alla quinta rata del nuovo Piano italiano, approvato dal Consiglio europeo lo scorso 8 dicembre, figurano, ad esempio, l’aggiudicazione degli appalti del settore idrico e l’elettrificazione della linea ferroviaria nel Mezzogiorno e della tratta Ferroviaria Salerno-Reggio Calabria.
Sono previsti inoltre, in tema di ambiente, interventi per il potenziamento delle condotte, della depurazione e per la realizzazione degli impianti per la valorizzazione dei rifiuti. In tema di pubblica istruzione è poi in programma l’entrata in vigore della riforma dell’organizzazione del sistema scolastico, nonché l’aggiudicazione di tutti gli appalti per la realizzazione dei nuovi plessi. Sono, infine, previsti significativi traguardi in tema di digitalizzazione, con particolare riferimento al Ministero della difesa, della giustizia, al Consiglio di Stato, all’Inps e all’Inail. (riproduzione riservata)