L’Italia non ha accumulato ritardi significativi nell’attuazione del Pnrr. Certo «la valutazione del terzo versamento richiesto non è ancora ultimata ma ciò non significa che il Piano in sé sia in ritardo» rassicura il Commissario Ue all’economia, Paolo Gentiloni. Meno rosea invece la posizione del Pacchetto di primavera stilato dall’organo esecutivo comunitario, che parla di un’attuazione in corso del Pnrr ma «con un rischio crescente di ritardi».
Il testo della Commissione evidenzia infatti i problemi principali dell’Italia e fornisce delle raccomandazioni specifiche su come superarli, non solo in materia Pnrr. Nell’ambito del Recovery, l’Ue chiede a Roma di «garantire una governance efficace e rafforzare la capacità amministrativa, in particolare a livello subnazionale, per consentire un'attuazione continua, rapida e costante del Piano». Allo stesso tempo di completare rapidamente il capitolo RepowerEu al fine di avviarne rapidamente l'attuazione.
L’attenzione di Bruxelles si concentra poi sulle riforme e sulla richiesta di politiche di bilancio prudenti per ridurre il debito. Difatti l’Italia «presenta squilibri macroeconomici eccessivi, come la Grecia, in particolare presentando vulnerabilità di lunga legate all'elevato debito pubblico e alla debole crescita della produttività». Tali problematiche si sono leggermente attenuate negli ultimi anni, riconosce la Commissione, ma l’Italia non soddisfa i criteri sul debito pubblico (assieme a Francia e Finlandia) né tanto meno il criterio del tetto del deficit al 3% (con altri 13 Paesi).
Se al momento le regoli fiscali dell’Ue sono congelate sono però pronte a tornare in vigore nel 2024, quindi l’Italia deve agire con efficacia e celerità per portare l'elevato debito pubblico su un deciso percorso discendente, il che richiede un «approccio su più fronti basato su politiche fiscali prudenti con avanzi primari adeguati, investimenti e riforme a sostegno della crescita, maggiore conformità fiscale nonché un uso efficiente delle risorse nazionali ed europee», si legge nell’indagine della Commissione.
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Sempre in tema di debito pubblico, la Commissione sottolinea come le banche italiane siano «ancora significativamente esposte al debito sovrano» nonostante il governo abbia attuato ulteriori misure per sostenere la resilienza del settore finanziario e abbia fatto sì che i prestiti in sofferenza siano notevolmente diminuiti.
Passando al fronte fiscale, le raccomandazioni di Bruxelles sono molteplici ma tutte ruotano attorno alla necessaria riforma del sistema tributario italiano. Nell’attuarla, si evince dal testo, è fondamentale preservare la progressività fiscale, ridurre il cuneo fiscale sul lavoro, rendere meno complesso del codice tributario, rafforzare l’adempimento fiscale e garantire la neutralità di bilancio, in particolare riducendo le agevolazioni fiscali.
Nello specifico l’idea di estendere il regime forfettario (o flat tax) ai lavoratori autonomi preoccupa la Commissione per gli effetti negativi che potrebbe avere «sull'equità e l'efficienza del sistema tributario» come d’altronde «l'introduzione di un nuovo regime forfettario sugli aumenti salariali per il 2023 ha aumentato la complessità fiscale».
Inoltre secondo l’esecutivo europeo, entro la fine del 2023 l’Italia deve ridurre le misure di sostegno energetico in vigore, riducendo così il deficit pubblico. Qualora si verificasse una nuova impennata dei costi dell’energia le misure di sostegno dovranno essere mirate alle famiglie e alle imprese più vulnerabili e ad incentivare il risparmio energetico. Più in generale, Bruxelles chiede all’Italia di «garantire una politica fiscale prudente, in particolare limitando l'aumento nominale della spesa primaria netta finanziata a livello nazionale nel 2024 a non più dell'1,3%».
La Commissione ribadisce infine l'invito ad «allineare i valori catastali con gli attuali valori di mercato».
Le raccomandazioni sull’Italia hanno poi un capitolo green. L’esecutivo comunitario chiede infatti al Bel Paese di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili (42% di gas nel suo mix energetico) e parallelamente l’Italia deve snellire le procedure autorizzative per accelerare la produzione di energia rinnovabile aggiuntiva e sviluppare le interconnessioni elettriche per assorbirla.
Soprattutto è necessario prevedere «misure più rigorose per l'efficienza energetica nelle imprese, in particolare nell'industria» ed accelerare la decarbonizzazione del settore dei trasporti, in primis introducendo punti di ricarica per i veicoli elettrici e completamento progetti ferroviari, ciclabili e di trasporto pubblico.
Un altro strumento importante richiamato da Bruxelles è l’aumento della capacità di trasporto interno del gas per diversificare le importazioni di energia e rafforzare la sicurezza dell'approvvigionamento. Un fronte su cui l’Italia si è però mossa in anticipo. Nel pacchetto RePower presentato all’Ue sembrano esserci, a quanto risulta a MF-Milano Finanza, opere per un valore tra i 4-4,5 miliardi di euro. Nello specifico infrastrutture gas come la Linea Adriatica (circa 10 mld m3/anno in più, fondamentale per sbloccare le forniture da Sud verso Nord come il gas algerino, il potenziamento del Tap) dal valore di 2,5 miliardi; navi rigassificatrici per 1,5 miliardi e il potenziamento dell’export verso l’Europa del Nord.
Tutti questi sforzi collettivi potrebbero comunque rivelarsi «non sufficienti per affrontare queste sfide o per soddisfare le ambizioni del pacchetto Fit-for-55», secondo la Commissione.
In riferimento all’ambiente si trova infine una precisazione in merito alle devastanti alluvioni di maggio che hanno colpito e continuano a colpire l'Italia: il costo del sostegno di emergenza diretto relativo a tali alluvioni sarà preso «in considerazione nelle successive valutazioni di conformità e sarà in linea di principio considerato una misura una tantum e temporanea».
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