Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) va completato entro il 2026. L’Europa ha confermato che non è disposta a posticipare i termini per l’utilizzo delle risorse del Recovery. Lo riporta il ministro per gli Affari europei, le Politiche di Coesione e il Pnrr, Raffaele Fitto.
Una porta che più che chiusa, non è mai stata davvero aperta. Già i primi di dicembre 2022, infatti, al termine della loro missione in Italia per verificare lo stato di attuazione del Piano, i tecnici dell’Unione avevano chiarito che i tempi di realizzazione non potevano essere messi in discussione, pur lasciando spazio di revisione, a causa del carovita.
L’Italia deve quindi ingranare la marcia più alta e mettere a segno gli obiettivi e le riforme concordate, superando il suo atavico problema: la scarsa capacità di spesa delle risorse europee, che sembra valere anche per i fondi Pnrr, di cui sono stati effettivamente impiegati 20 miliardi, meno della metà delle previsioni.
Probabilmente anche per questo l’ultimo decreto Pnrr, approvato ieri, 16 febbraio, in Consiglio dei ministri, ha accentrato la regia del Piano a Palazzo Chigi, con poteri sostitutivi rispetto ai Comuni e con la creazione della Struttura di Missione, ed ha allentato i vincoli sugli appalti.
Il nuovo indirizzo siglato Giorgia Meloni però desta qualche perplessità a Bruxelles, in un momento in cui tra l’esecutivo italiano e l’euroburocrazia già ci sono diverse incomprensioni. Si spera però senza conseguenze significative sull’esito del dialogo per la revisione del Pnrr chiesta da Roma. (riproduzione riservata)