Entro la fine del 2023 l’Italia riceverà tutti i 35 miliardi previsti nel cronoprogramma del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). Se continuerà a lavorare per prevenire e non curare le possibili difficoltà di attuazione dei progetti e a confrontarsi in maniera costruttiva con la Commissione europea. Così il ministro per gli Affari europei, il Sud, le Politiche di coesione il Pnrr, Raffaele Fitto, ha aperto la sua informativa in Aula alla Camera sullo stato di attuazione del Pnrr e sul piano di revisione presentato qualche giorno fa.
L’esperienza con la terza rata, infatti, ha mostrato al governo Meloni la strada da seguire per riuscire a realizzare tutti gli obiettivi entro la scadenza di giugno 2026. Da un lato, «costruire soluzioni prima che ci sia il problema», cercando di «evitare adesso quello che potrebbe accadere dopo» quando non ci sarà più tempo per risolvere i problemi. Dall’altro, avere un confronto costante con la Commissione Ue. A questo il governo aggiunge l’impegno ad assicurare il «pieno coinvolgimento del Parlamento, nonché la leale collaborazione con le Regioni e gli Enti Locali e la continua partecipazione del partenariato economico e sociale nelle fasi successive alla trasmissione della proposta di revisione del Pnrr alla Commissione e alla sua approvazione da parte del Consiglio», come prevede una risoluzione di maggioranza presentata alla Camera.
Il ministro Fitto ha poi risposto nel dettaglio alle polemiche delle associazioni di categoria, degli enti sul territorio e delle forze politiche di opposizione, definite «fake news e menzogne della sinistra» da alcuni rappresentanti di Forza Italia e Fdi. La precisazione primaria è che «gli interventi previsti dal Pnrr vanno avanti regolarmente, non c'è nessuna interruzione» e «non revochiamo il finanziamento di 9 interventi che, in molti casi, hanno delle obbligazioni giuridicamente vincolanti».
Innanzitutto, quanto alla riduzione di 1,3 miliardi delle risorse destinate al contrasto del dissesto idrogeologico, Fitto anticipa che il governo sta lavorando affinché «anche nella rimodulazione di queste risorse ci possa essere una proposta, d'intesa con la Commissione europea che possa essere eventualmente valutata alla luce della nomina del commissario e delle procedure che potrebbero essere compatibili all'interno delle previsioni del Pnrr e soprattutto della tempistica del Piano».
Sui i piani urbani integrati la situazione è ancora diversa. L’obiettivo era stato raggiunto dell’Italia lo scorso aprile ma successivamente la Commissione europea ne ha sancito l'inammissibilità. Ciò è valso, precisa Fitto, per lo stadio di Venezia mentre «c’è ancora una definizione su quello di Firenze».
Il ministro Fitto ha definito poi «surreale» la polemica sugli asili nido. Il governo non solo ha lavorato per individuare delle soluzioni e modificare gli obiettivi intermedi ma ha anche individuato 900 milioni aggiuntivi per allestire un nuovo bando «altro che tagli».
Per di più, la polemica sui beni confiscati alle mafie è «strumentale» perché «vogliamo definanziare i progetti ma preservarli». Si tratta di un investimento che prevede la valorizzazione di beni confiscati per 300 milioni di euro con un bando che ha un termine di aggiudicazione che scade a giugno 2023. «Il 60% degli interventi, allo stato attuale, non risulta avviato, nessuna amministrazione ha chiesto una anticipazione».
Dall’altro lato, il contrasto all’evasione fiscale nell’ambito rappresenta «un’assoluta priorità dell’azione del nostro governo» ha ribadito Fitto, Difatti nel Piano c'è una serie di «misure per incoraggiare l'adempimento degli obblighi, tra le prossime scadenze ci sono dei target definiti in termine di risultato».
Da ultimo, non certo per importanza, Fitto si è soffermato sul capitolo del RePowerEu. L’Italia è stato l’unico Paese, insieme alla Grecia e alla Romania, a «prendere il 100% delle risorse a debito che le venivano assegnate, 122 miliardi di euro» mentre gli altri Paesi hanno preso esclusivamente la quota a fondo perduto e per questo, quando è stato approvato il RepowerEu «ci siamo trovati in difficoltà».
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