Per riuscire a non rinunciare «neppure a un centesimo» dei 194,4 miliardi del Piano, come ha dichiarato il ministro degli Affari europei Tommaso Foti, il ritmo di spesa dei fondi del Pnrr deve ingranare la sesta: in un anno e mezzo il sistema Italia deve mettere a terra 251 milioni al giorno ossia 7,5 miliardi ogni mese per rispettare gli impegni presi con Bruxelles al 30 giugno 2026.
Il governo Meloni ha fatto quanto in suo potere per permettere l’accelerazione: è intervenuto più volte cercando di semplificare l’impianto normativo e permettere ai soggetti attuatori di agire più agilmente, nonché ha contrattato ripetutamente con l’Ue per ricalibrare gli obiettivi originari del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ma la responsabilità attuativa è nelle mani dei percettori, tanto pubblici quanto privati, a cui a vario titolo è riservata parte degli stanziamenti del Recovery.
Con l’approvazione del regolamento istitutivo del RepowerEu si è disposto che ogni Stato pubblichi una lista dei primi 100 soggetti che ricevono l’ammontare più elevato di risorse, e l’elenco italiano spazia da Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) fino alla regione Molise.
Entrando nel vivo della top 100, per quanto i soggetti coinvolti nell’attuazione del piano italiano siano oltre 27 mila, circa il 34,3% delle risorse (pari a 66,6 miliardi di euro) si concentra nelle mani dei 100 principali beneficiari. Tra questi si contano 27 aziende, 21 amministrazioni pubbliche centrali (tra cui 5 ministeri), 16 regioni e 12 comuni.
Il soggetto che beneficia della maggior quota di fondi in assoluto è Rfi, la controllata di Ferrovie dello Stato, a cui spettano 22,4 miliardi di euro.
Il secondo posto in classifica con circa 3,5 miliardi di fondi assegnati se lo aggiudica la E-Distribuzione spa, con 31,5 clienti connessi alla sua rete di distribuzione di energia elettrica che raggiunge più di 7.400 comuni. Sfiorano quota 2 miliardi le risorse del Recovery destinate a Open Fiber, seguita a stretto giro da Tim con 1,6 miliardi.
La rilevanza nel Pnrr degli interventi per potenziare i trasporti, migliorare la distribuzione dell’energia e le infrastrutture per le connessioni internet trova conferma anche scorrendo ulteriormente la classifica per scovare le prime 10 aziende beneficiarie dei fondi del Recovery all’italiana. Si incontrano in ordine decrescente Fibercop (813 milioni), Infratel (764), Stm (581), Snam (420), Azienda Mobilità e Trasporti Spa di Genova (400) e Azienda trasporti milanese (320).
La società che tra i primi 100 percettori riceve meno risorse è Terna, con i 150 milioni che le spettano dal Piano.
Passando alla componente statale vera e propria, sul podio siedono nell’ordine il ministero della Giustizia con 2,4 miliardi da mettere a terra, e poi la presidenza del Consiglio a cui competono oltre 908 milioni. Il terzo gradino va invece ai 380 milioni del dipartimento dei Vigili del fuoco, del Soccorso pubblico e della Difesa civile.
Poco meno di 130 milioni sono invece i fondi destinati al ministero dell’Interno, che così si attesta all’ultimo posto tra gli enti statali per dotazione Pnrr.
Restando sempre a livello statale ma soffermandosi su agenzie, autorità ed enti, si coglie l’importanza di puntare sull’innovazione e la strategicità del settore dello spazio per il futuro italiano. In particolare, alla Agence Spatiale Europeenne spettano 1,3 miliardi, al Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) 686 milioni e all’Agenzia spaziale italiana per 485 milioni. In questo sottoinsieme, l’Agenzia per l’Italia Digitale (Agid) detiene il minor numero di risorse Pnrr destinate, attestandosi a 141 milioni di euro.
Scendendo nelle diramazioni territoriali dello Stato italiano, si nota che la maggior parte dei fondi del Piano tricolore è destinata a Campania (1,6 miliardi), Lazio (1,3 miliardi) e Lombardia (quasi 1,3 miliardi), le tre regioni più popolose della Penisola. Segue poi con leggero distacco la Puglia con il suo poco più di 1 miliardo.
A livello comunale, le città che spiccano per risorse del Recovery a disposizione sono Napoli (a 660 milioni) e Roma (1,1 miliardi sotto l’etichetta Roma capitale a cui si sommano ai 405 milioni per la Città metropolitana di Roma), i capoluoghi delle prime due regioni sul podio. Grande assente invece Milano, che rimane a 458 milioni, scalzata da Bologna con 887 milioni.
Gli ultimi due enti locali nell’elenco dei primi 100 beneficiari di risorse del Pnrr da mettere a terra sono il Molise e Bergamo. Alla città della Lombardia spettano 155 milioni di euro mentre la regione che ha come capoluogo Campobasso conta 121 milioni a lei destinati nel Recovery. Molti soggetti un unico obiettivo: sfruttare al meglio l’imponente mole di risorse europee (costituiti per 122,6 miliardi da prestiti e per gli altri 71,8 miliardi da sovvenzioni) che dovrebbe, stando alle stime del governo italiano nel piano strutturale di bilancio, generare una crescita aggiuntiva del 3,4% dell’economia tricolore entro il 2026. (riproduzione riservata)