Un verde ancora più acceso per la settima rata del Pnrr, quella che impone l’installazione delle colonnine per le auto elettriche: è l’impegno del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che lega l’utilizzo dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza al raggiungimento di 12 cosiddette pietre miliari. La somma complessiva che il ministero, ora guidato da Gilberto Pichetto, deve impegnare entro il 2026 è di ben 34,7 miliardi di euro e non sono mancate polemiche sull’attuazione del cronoprogramma, subito respinte al mittente da Fabrizio Penna, capo Dipartimento Pnrr del Mase. «Siamo nei tempi, non stanno emergendo criticità nel raggiungimento dei relativi obiettivi, al contrario: 3 milestone e target risultano già conseguiti», premette in questa intervista con MF-Milano Finanza.
Domanda. A che punto è l’utilizzo dei fondi? Proviamo a fare il punto?
Risposta. Intanto diciamo che la diversificazione è la cifra del Pnrr applicato al Mase. Sono stati conseguiti gli obiettivi legati alla riduzione delle discariche abusive, ma soprattutto risultano raggiunte le milestone con Terna. La prima riguarda un intervento strategico, l’investimento per la realizzazione del Tyrrhenian Link, il maxi-collegamento elettrico sottomarino tra Sicilia e Campania, con l’installazione di oltre 500 km di cavi ad alta tensione.
Sempre con Terna, è stata conseguita l’aggiudicazione dei contratti per completare le stazioni elettriche in Sardegna e Toscana.
D. Venendo ad altri obiettivi-chiave, il Pnrr prevede anche di individuare delle aree d’accelerazione per le energie rinnovabili. Anche qui nessun ritardo?
R. La milestone è connessa alla semplificazioni delle procedure autorizzative, che è il vero snodo anche per l’esecuzione del Pniec, il piano nazionale Energia e Clima. Contiamo di adottare entro dicembre 2024 una norma di rango primario per individuare le aree. Dobbiamo stare nei target della direttiva europea Red III sulla riduzione delle emissioni. Sempre in tema di rinnovabili, per fine anno contiamo anche di aggiudicare, anche qui nei tempi, i progetti per l’installazione dei pannelli solari nelle aree agricole.
D. Restando al Pniec e agli iter autorizzativi, l'eolico offshore sembra ancora nel limbo nonostante sia stato approvato anche un decreto che prevede di incentivare questa tecnologia. Come state intervenendo per sbloccare l’impasse?
R. Una soluzione andrà trovata rapidamente, d'intesa con la commissione Via-Vas, che è in fase di riorganizzazione. Nel Piano Energia e Clima dall’eolico offshore si attende un contributo importante. Ma non è vero che è tutto fermo. Due settimane fa, per fare un esempio, la commissione tecnica Pnrr-Pniec del Mase ha dato via libera al progetto Baryum Bay, circa 1,11 Gigawatt nel mare della Puglia. Dovemmo allungare il passo, questo sì.
D. Intanto cresce anche il peso dell’idrogeno. Cosa c’è in cantiere?
R. L’idrogeno è stato al centro del German-Italian Energy Forum 2024, organizzato a Roma dall’ Itkam, la Camera di Commercio Italiana per la Germania, proprio in questi giorni. Si è parlato anche degli sviluppi del SoutH2 Corridor, con Snam, perché un corridoio per l’idrogeno è un’infrastruttura essenziale. La strategia nazionale è in fase di definizione, il ministro ci ha dato come deadline fine luglio, quindi ci stiamo lavorando con grande impegno e convinzione.
Ovviamente ci concentriamo sull’idrogeno verde, quello prodotto dalle rinnovabili, prevedendo un contributo in fondo esercizio per incentivare i produttori. È un incentivo diretto, che non andrà in bolletta. Ma intanto una delle priorità è decarbonizzare l’attuale produzione. Possiamo attingere ai 2 miliardi di euro destinati all’ hard to abate. Ci interessa anche promuovere lo sviluppo delle hydrogen valley e sostenere la filiera tecnologica nazionale per facilitare la produzione degli elettrolizzatori, che consentono di produrre idrogeno verde. (riproduzione riservata)