Se si chiede a Emmanuel Conte, assessore al Bilancio del Comune di Milano, di fare il punto sul Pnrr nel capoluogo lombardo ora che stanno per partire in massa i cantieri, si viene quasi travolti da numeri e spiegazioni: da un lato il rigore richiesto dal ruolo che riveste, dall’altro la deformazione professionale del banker di Intesa Sanpaolo - è rimasto al lavoro part-time nonostante l’incarico pubblico che svolge da ottobre 2021 nella giunta del sindaco Giuseppe Sala - spingono Conte a essere quanto mai puntuale su cifre e programmi. Ma sono numeri dietro i quali c’è un ragionamento politico e strategico sulla città e, più in generale, sulle grandi città.
«Saranno spesi complessivamente 975 milioni di euro nei tempi previsti», esordisce Conte. «Il Pnrr milanese prevede 293 target e milestones, cioè i
vincoli da rispettare previsti dai bandi: 195 sono completati, 30 in corso e solo uno in ritardo. Ad oggi è stato liquidato il 10% del totale, con 33 cantieri avviati nel 2023 e 36 che lo saranno entro il primo semestre 2024. Ora parte una fase di diversa complessità, quella dei cantieri».
Spendere quasi 1 miliardo di euro servirà a «completare un corposo piano di investimenti autonomo e offre l’occasione di accelerare verso un modello di sviluppo della città declinato sulla transizione ecologica e digitale», continua Conte. «Dei 975 milioni di euro, 544 saranno spesi per la mobilità cittadina, rilanciare il trasporto pubblico locale, allungare due metrotramvie, estendere e migliorare la rete delle liste ciclabili e lo sharing. Con 270 milioni saranno acquistati 350 nuovi bus elettrici, 14 nuovi tram bidirezionali e rinnovate le infrastrutture elettriche dei bus e dei tram».
In questo modo - secondo i piani della giunta - nel 2026 l’azienda milanese dei trasporti, l’Atm, avrà in funzione oltre 500 autobus elettrici, più del 40% del totale. «Noi puntiamo a trasporti pubblici full electric ma già dal 2026 cominceremo a vedere risultati concreti, ad avere impatto», spiega l’assessore.
Nei piani per la rigenerazione abitativa del patrimonio comunale sono stanziati 90,5 milioni per il piano casa e 46,5 milioni per la realizzazione di nuovi parchi in città. «Il Parco Lambretta, i cui lavori termineranno nell'estate del 2025, raddoppierà la sua superficie arrivando a circa 100 mila metri quadrati», spiega Conte. «E c’è un grande investimento da 130 milioni per la cultura: la creazione della Biblioteca europea di informazione e cultura (Beic), circondata da un parco di 30 mila mq a Porta Vittoria».
Non è finita: «Ci sono altri 87 milioni per interventi nelle scuole milanesi e 18 milioni di investimenti in 11 interventi verso la completa digitalizzazione dei servizi comunali: già 1,2 milioni di milanesi accedono agli sportelli virtuali tramite spid e utilizzano i 650 hotspot distribuiti nei quartieri con l’open wi-fi».
C’è un ragionamento politico dietro i numeri del Pnrr cittadino esposti da Conte. «Le città sempre più producono e distruggono ricchezza allo stesso tempo, bisogna per questo investire nell’economia sostenibile puntando ad avere città più pulite e vivibili non rinunciando alla crescita». Da qui l’idea di una Milano «proiettata nel futuro, con qualità di servizi, mobilità, abitare, welfare e offerta culturale al passo con le grandi città del mondo». Per Conte «esiste una sfida europea per rendere strutturale il Pnrr. È stata un’occasione di rilancio attraverso investimenti di natura keynesiana, il famoso “debito buono” di Mario Draghi, e questo dimostra che l’Europa ha ormai superato le politiche dell’austerità. Le stime sul Pnrr milanese portano ad un valore aggiunto per circa 1 miliardo di euro, con 12 mila persone occupate per l’esecuzione dei lavori».
Ma le città, che sono il motore dello sviluppo, hanno bisogno di più flessibilità nella gestione del debito per investimenti in autonomia, continua Conte: «Va data loro la capacità di muoversi in questo ambito, immaginando una fiscalità locale adeguata ai tempi». In che senso? «Le regole fiscali degli enti locali sono rimaste ferme e non tengono conto delle evoluzioni politiche e sociali degli ultimi anni. Devono poter spendere risorse a debito per accompagnare la crescita con maggiore autonomia. Cosa impedita dall’attuali regole, dalla scarsità dei trasferimenti statali e regionali e dal controllo della spesa».
Conte fa un esempio per spiegare quello che intende: «Fare un investimento significa offrire un servizio alla città, ma il costo della gestione di quell’investimento ricade negli anni successi sulla parte corrente del bilancio del comune. La metropolitana M4 che collega il centro di Milano a Linate in 12 minuti è un unicum in Europa. Il costo di gestione, 100 milioni l’anno, persa tuttavia sul bilancio di parte corrente del comune. Questo tipo di investimenti meritano meccanismi automatici di compensazione e non possono essere coperti da interventi discrezionali o tardivi dei governi. E questo è una criticità importante per una città come Milano che ha un rating stand alone A da Fitch. Per questo bisogna immaginare una fiscalità declinata a favore di grandi e per i piccoli comuni tenendo conto delle differenti esigenze». (riproduzione riservata)