Il settore manifatturiero italiano rallenta, mentre l’Eurozona registra la maggiore crescita della produzione in quasi quattro anni e mezzo. Questi gli ultimi dati dell’indagine di S&P Global Pmi sul settore secondario a luglio. «Le aziende stanno registrando una certa accelerazione della crescita estiva. Emergono tuttavia segnali che tali sviluppi positivi possano rivelarsi di breve durata, con il rischio che la dinamica si affievolisca con l’avvicinarsi dell’autunno», spiega Chris Williamson, chief business economist di S&P global market intelligence.
«Sebbene a luglio si sia rilevato un lieve allentamento delle interruzioni nelle catene di approvvigionamento e delle pressioni sui prezzi legate all’energia, i problemi riportati dalla catena di fornitura e dai prezzi energetici restano su livelli elevati a causa delle persistenti tensioni in Medio Oriente, fattori che potrebbero limitare la produzione e comprimere ulteriormente la domanda nei prossimi mesi».
Secondo l’indagine di S&P Global, che si basa sugli indici dei nuovi ordini, produzione, occupazione, tempi di consegna dei fornitori e giacenze degli acquisti, l’indice manifatturiero è aumentato a luglio a 51,9, da 51,4 di giugno, indicando il miglioramento più significativo delle condizioni operative del settore manifatturiero da aprile. Mentre per quanto riguarda il volume di produzione, la crescita è stata la più alta da marzo 2022: l’accelerazione è stata sostenuta dallo smaltimento degli ordini in arretrato e dal lieve incremento delle vendite.
Questo passo in avanti non è stato accompagnato dall’espansione delle aziende: l’occupazione nel settore manifatturiero ha registrato nuovamente una flessione e l’attività di acquisto è nuovamente calata per il secondo mese consecutivo.
«L’afflusso di nuovi ordini di conseguenza rimane preoccupantemente debole, costringendo le aziende manifatturiere a fare affidamento sugli ordini acquisiti nei mesi precedenti per sostenere l’attuale incremento della produzione», afferma Williamson. «In questo scenario, le imprese continuano a ridurre il loro personale, in considerazione dei timori legati a una possibile carenza di lavoro nei prossimi mesi, a conferma del fatto che l’economia manifatturiera non appare così sana come i dati potrebbero suggerire».
Tra le nazioni che hanno registrato la crescita maggiore della produzione ci sono Germania, Paesi Bassi, Austria e Grecia. Scendono i livelli di Francia e Spagna, mentre l’Italia, pur restando in fase di espansione, ha registrato il valore più basso degli ultimi quattro mesi. Secondo S&P Global, in assenza di un sostegno derivante dall'accumulo di giacenze, la Penisola a luglio ha avuto la prima flessione dei nuovi ordini in tre mesi.
Questo ha determinato una crescita più contenuta della produzione, una riduzione degli acquisti di beni e una nuova contrazione dell’occupazione, con l’aggiunta di una minore fiducia nelle prospettive future. Tuttavia, viene analizzato nell’indagine, questo contesto di domanda debole, sia di materie prime che di prodotti finiti, ha contribuito ad attenuare le pressioni sui costi.
L’indice manifatturiero dell’Italia è passato da 52,2 di giugno ai 51,3 di luglio, però l’evasione degli ordini già esistenti ha consentito alle imprese di portare avanti l’attività produttiva, in crescita continua da sei mesi, ma a un ritmo più contenuto. Inoltre, si è registrata la prima diminuzione degli ordini esteri in cinque mesi e il primo calo occupazionale da inizio anno.
«Apparentemente a luglio si è registrato un valore positivo dell’indice pmi principale, indicando una crescita sostenuta della produzione», dice Eleanor Dennison, economist di S&P global market intelligence. «Detto ciò, per comprendere pienamente il contesto operativo delle imprese manifatturiere italiane, è necessario analizzare gli indici secondari, che hanno evidenziato una domanda contenuta e un aumento dei livelli di incertezza sia tra le aziende sia tra i loro clienti». (riproduzione riservata)