Continua a crescere il numero di italiani che scelgono di investire in valute digitali, passati da poco più di un milione nel primo trimestre 2023 a oltre 1,7 milioni del primo trimestre 2025, ma in questi anni il loro livello di conoscenza sui rischi legati alle criptovalute sta peggiorando. A scattare la fotografia, l’ultima, è stato l’Oam, l’organismo che tiene l’albo degli agenti e dei mediatori creditizi, cui il legislatore nel 2022 aveva chiesto di gestire anche l’elenco degli operatori in criptovalute (Vasp), elaborando un flusso trimestrale di informazioni su clienti e operazioni realizzate, con l’obiettivo di contrastare fenomeni di riciclaggio e terrorismo.
I Vasp (Virtual Asset Service Provider) iscritti al registro Oam si stanno trasformando in Casp (crypto-assets service providers), secondo le previsioni del regolamento Micar, per operare con il passaporto europeo sulle cripto e i flussi informativi stanno uscendo dal radar dell’Organismo presieduto da Francesco Alfonso, con Consob e Banca d’Italia chiamate a occuparsi ora sia di trasparenza sia di tutela del consumatore che investe in cripto.
(il passaggio definito dall’Oam sarà il 30 giugno).
Il presidente Alfonso non nasconde il rammarico per la perdita di una banca dati utile per l’intero Paese, considerando che con il venir meno dell’obbligo di trasmissione trimestrale queste analisi puntuali basate sui dati reali della clientela non saranno più possibili.
E poi c’è la questione E poi c’è la questione delle richieste di dati avanzate dalle forze dell’ordine, salite fra il 2023 e il 2025 del 300%, con ulteriori 24 richieste nei primi due mesi del 2026, e con l’accesso diretto garantito finora alla Guardia di Finanza. Il regolamento Micar ha in effetti introdotto dei presidi a tutela del consumatore europeo che investe in cripto, prima assenti, ma non ha pensato al contrasto del riciclaggio che ora si dovrà basare sullo scambio di informazioni tra le unità di informazioni europee.
In ogni caso In ogni caso si tratta di «rammarico» e non polemica, puntualizza Alfonso alla presentazione dei dati complessivi che vanno dal 2023 al terzo trimestre del 2025, raccolti in un volume, con la base informativa che ha iniziato a ridursi dal quarto trimestre 2024, quando ci sono stati importanti passaggi da vasp a casp, coi i primi scesi oggi a 38 rispetto ai 166 di dicembre 2024.
Dai dati emerge che a comprare criptovalute sono soprattutto le persone tra 18 e 29 anni, le quali da sole rappresentano il 36% del totale, con un costante trend di aumento di clienti. Il maggior controvalore medio è detenuto dai clienti esteri (pari a 1.505 euro) ma a investire ingenti somme sono le società: se gli importi medi del retail sono interiori a 2.500 euro i valori medi degli investitori corporate vanno da 50 mila a 100 mila euro. E poi c’è il tema della consapevolezza;
Gli investitori in Bitcoin & C. che dicono di non conoscere la cripto sono saliti nel 2024 al 31% dal 26% del 2022. (riproduzione riservata)