Il fronte cinese apre la porta a un’uscita o a una riduzione di quota in Pirelli? Una prima breccia nel muro di Sinochem sembra essersi formata: i cinesi sarebbero pronti a discutere di offerte per una parte o per tutta la loro partecipazione in Pirelli a condizione che questa incorpori un premio rispetto agli attuali corsi di mercato. Il titolo ieri ha corso sulla scia dell’indiscrezione rilanciata dall’agenzia Reuters, chiudendo a 6,03 euro, in rialzo del 4,04%.
L’apertura dei cinesi a eventuali offerte sarebbe il risultato degli sforzi del governo Meloni per risolvere lo stallo tra i primi azionisti cinesi (al 37%) e il secondo azionista, nonché vicepresidente esecutivo e guida del gruppo, Marco Tronchetti Provera (al 27,3%) all’interno del colosso dei pneumatici.
Due giorni fa l’esecutivo ha archiviato il procedimento riguardo le possibili infrazioni da parte di Sinochem delle prescrizioni imposte dal golden power senza comminare sanzioni, ma Palazzo Chigi ha poi sottolineato in una nota di essere in «un costante e costruttivo dialogo con la società e gli azionisti finalizzato ad adeguarne, in tempi congrui, gli strumenti alle nuove esigenze normative dei suoi mercati di riferimento e assicurare la sua piena competitività in tutte le realtà nelle quali opera».
Secondo le indiscrezioni, Sinochem sarebbe pronto a impegnarsi nei colloqui con il governo e a trovare una soluzione condivisa nell’interesse di Pirelli, che da tempo sostiene che il mercato americano per i pneumatici CyberTyre sia a rischio dal 2027 in caso di permanenza dei cinesi nell’assetto azionario.
La discesa o l’uscita di Sinochem non può non passare anche da un percorso condiviso con la Camfin di Tronchetti Provera, che ha già deliberato la possibilità di salire fino al 29,9% nel gruppo e intende mantenere un ruolo da protagonista nella gestione di Pirelli. Le trattative, in ogni caso, sembrano essere ancora in fase embrionale e quindi prima di arrivare a una conclusione potrebbe essere necessario un po’ di tempo. (riproduzione riservata)