Lo stallo tra Pirelli e Sinochem può essere risolto dal golden power? L’ipotesi circola e le parole del ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, arrivate ieri sembrano un’apertura in questo senso. «Il governo è attivo e vigile», ha detto ricordando che Palazzo Chigi «è stato in campo da subito secondo le regole europee e italiane che riguardano la procedura del golden power».
Il ministro ha anche evidenziato che l’attenzione è alta sui possibili vincoli da parte Usa alla commercializzazione di pneumatici intelligenti con tecnologia CyberTyre, per la presenza dei cinesi nel capitale, e sulle «ricadute che possono avere» su Pirelli, a cui verrà garantito «il pieno sostegno del governo».
Dallo scorso novembre è in corso una verifica sul rispetto da parte dei cinesi di Sinochem delle restrizioni già imposte relative alla governance, sempre nell’ambito dei poteri del golden power. Ma secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza a Palazzo Chigi sarebbe stata avviata anche una riflessione su eventuali nuovi passi che non escluderebbero l’ipotesi di un intervento sul capitale.
In particolare, si starebbe cercando nuovo capitale, forse italiano, da far entrare nel gruppo: in quali modalità è tutto da definire.
Il tema è insomma caldissimo e lo dimostra il fatto che sul fronte di Pirelli si sia schierato anche il mondo industriale. Le parole di Urso sono arrivate ieri in risposta alla richiesta di aiuto per il gruppo della Bicocca lanciata dal presidente di Confindustria, Emanuele Orsini.
«Pirelli è oggi in stallo. Serve una risposta forte del Paese. Auspichiamo che il governo difenda Pirelli, un’eccellenza del nostro Made in Italy», ha detto Orsini, «senza una riduzione stabile della quota di Sinochem sotto il 25%, Pirelli non potrà crescere negli Usa, con gravi ricadute anche in Italia: molte nuove assunzioni e importanti investimenti sarebbero infatti a rischio».
Il governo dovrebbe insomma intervenire tramite golden power su Pirelli per evitare il blocco minacciato dagli Usa. Il governo americano ha avvisato il gruppo guidato dal vicepresidente esecutivo Marco Tronchetti Provera e dall’amministratore delegato Andrea Casaluci che, a partire dal 2027, i pneumatici con all’interno la tecnologia CyberTyre potrebbero subire restrizioni alla vendita, se i cinesi di Sinochem rimangano primi soci al 37%. Tradotto: servirebbe una riduzione sotto la soglia del 25%, come detto dallo stesso Orsini.
Ma tecnicamente sarebbe possibile l’imposizione a Sinochem della vendita di tutta o una parte delle quote tramite golden power? Alcuni esperti legali spiegano che l’ipotesi non è da escludere. Per evitare il rischio di ricorsi legali da parte dei cinesi, il governo dovrebbe provare che la loro permanenza al 37% in Pirelli metterebbe a rischio la sicurezza nazionale e non semplicemente che mette in pericolo il mercato americano di Pirelli, che vale oltre il 20% dei ricavi. (riproduzione riservata)