Anche la Commissione Ue aveva approvato l’intervento di Palazzo Chigi su Pirelli. È un nuovo tassello che arricchisce il dossier che ha portato a una serie di prescrizioni nei confronti di Sinochem, che detiene il 37% del gruppo della Bicocca. Il provvedimento, che è stato comunicato pochi giorni fa alla società e al gruppo cinese, nella fase di istruttoria sarebbe stato condiviso con Bruxelles e avrebbe incassato anche il via libera da parte dei paesi membri della Ue. Un verdetto di tipo politico che in qualche modo avrebbe rafforzato il governo nella sua decisione finale. Una decisione che non è ancora chiaro quale impatto avrà sul colosso di Pechino, che da giorni si limita a un «no comment» nelle interlocuzioni. Uno dei primi dubbi riguarda l’eventuale ricorso nei confronti del provvedimento.
Nelle ore successive al 16 giugno, quando il governo ha comunicato gli effetti concreti derivanti dalla normativa golden power, in molti scommettevano che Sinochem avrebbe fatto ricorso e poi avrebbe abbandonato l’azionariato del gruppo della Bicocca. Non tutti però oggi sono convinti che questo sia lo scenario più probabile. Ad esempio è passato un po’ sottotraccia il fatto che molte delle prescrizioni inserite da Palazzo Chigi recepivano nella sostanza i rimedi che già gli stessi cinesi avevano ipotizzato. E così per qualcuno l’ipotesi del ricorso, così come quella del disimpegno dalla società, sono addirittura improbabili.
Parlando delle prescrizioni, uno degli elementi su cui si è concentrato il mercato riguarda la designazione dell’amministratore delegato e dei manager con poteri operativi. I vecchi patti tra Camfin e Marco Polo International (il veicolo che detiene le quote di Sinochem) prevedevano che il successore di Marco Tronchetti Provera fosse indicato da quest’ultimo (o meglio da Camfin) e inserito nella lista per il cda proposta da Sinochem ma che per il futuro, ossia dal 2026, sarebbero stati i cinesi a indicare l’amministratore delegato. L’intervento del governo attraverso il golden power ha però cambiato le condizioni per il futuro prevedendo che sarà sempre Camfin a indicare i nuovi amministratori.
A proposito di manager, tra le sorprese degli ultimi giorni c’è stato il passo indietro di Giorgio Bruno, attuale vice presidente di Pirelli che era stato designato come prossimo amministratore delegato. Bruno però ha comunicato alla società degli pneumatici la ferma decisione di intraprendere un nuovo percorso imprenditoriale e quindi come futuro amministratore delegato Camfin Andrea Casaluci, che dal 2018 è general manager operations di Pirelli. L’assemblea nella quale prenderà forma il nuovo board si terrà il prossimo 31 luglio.
Tra le prescrizioni contenute nel dpcm diffuso da Palazzo Chigi c’è la richiesta a Cnrc di rispettare l'impegno a: non esercitare attività di direzione e coordinamento (come già avveniva) e quindi di «assicurare piena autonomia a Pirelli in merito alla gestione dei rapporti con la clientela e con i fornitori», garantire che la società «predisponga autonomamente i piani strategici, industriali, finanziari e/o il budget» e garantire anche «che Pirelli non sia soggetta a istruzioni da parte di Sinochem». (riproduzione riservata)