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Pil: la Banca d’Italia aumenta le stime per il 2023 (+1,3%). Inflazione al 2% nel 2025

di Stefano Galli
16 giugno 2023, 15:55 Ultimo aggiornamento: 18:13

La banca centrale italiana ha aggiornato le proiezioni economiche per il triennio fino al 2025. La stretta monetaria della Bce mostrerà i sui effetti sul Pil a partire dal 2024. Inflazione rivista al ribasso ma la guerra in Ucraina potrebbe cambiare le carte in tavola | Inflazione dura a morire | Tassi, Lagarde: probabile rialzo anche a luglio, la Bce non farà pause come la Fed

Nel 2023 il pil crescerà il doppio di quanto previsto. È quanto si apprende dalle proiezioni macroeconomiche pubblicate il 16 giungo dalla Banca d’Italia per il triennio 2023- 2025. La stima passa dal  +0,6% previsto a gennaio 2023 al +1,3% di giugno. Dal 2024 gli effetti della politica monetaria restrittiva della Bce mostreranno per intero il loro impatto sull’economia e questo peggiora le stime per gli anni successivi. L’inflazione tornerà al livello target del 2% solo nel 2025. Il monito della banca centrale però è chiaro «le proiezioni sono circondate da un’incertezza elevata, con rischi per la crescita orientati prevalentemente al ribasso». 

I parametri: guerra in Ucraina e tassi di interesse

I fattori che più influenzano le stime della Banca centrale italiana sono la guerra in Ucraina e l’aumento del costo del denaro imposto dalla Bce. Nel documento, l’istituto guidato da Ignazio Visco suppone che la che la guerra non comporterà ulteriori variazioni significative di prezzo delle materie prime e che questi si mantengano stabili nel corso del triennio, a livelli inferiori del 2022. La stretta sul credito, invece, influenza sia le esportazioni che le importazioni. Il rapporto tiene conto degli effetti del Decreto Lavoro e del Pnrr che comporterà un aumento della spesa pubblica. L’incertezza, però, è tanta: «il conflitto in Ucraina rimane uno dei principali fattori di instabilità, da cui possono scaturire nuovi rincari delle materie prime e un deterioramento della fiducia di famiglie e imprese». Per quanto riguarda la politica monetaria i rischi sono «un più forte irrigidimento delle condizioni di offerta del credito».

Pil e inflazione

Nonostante la revisione al rialzo per il 2023, la Banca centrale prevede prevede che la crescita del prodotto interno lordo per il 2024 sarà pari all’1% (stima di gennaio: 1,2%) e all’1,1% per il 2025 (1,2%). «Dopo la forte ripresa nel primo trimestre del 2023 (+0,6%) il Pil si espanderà in misura controllata per il resto del triennio di previsione». La causa è il deterioramento delle condizioni finanziarie.

Banca d’Italia stima l’inflazione attraverso l’indice dei prezzi al consumo armonizzato (Ipca) ossia calcolato in modo che sia comparabile tra i vari Stati dell’Unione Europea. I’Ipca viene rivisto al ribasso per l’intero triennio: nel 2023 sarà pari al 6,1% (6,5%), nel 2024 2,3% (2,6%) e nel 2025 tornerà al livello target del 2% (stesso valore nel documento di gennaio). 

Il calcolo senza tenere conto del cibo e dell’energia, indicatore preferito dalle banche centrali dato che rimuove le variabili volatili su cui la politica monetaria può fare poco, noto anche come Ipca core diverge solo nel 2023. L’indicazione che se ne deduce è che i prezzi di cibo ed energia sono ancora elevati rispetto ai valori di lungo periodo previsti da Bankitalia. La differenza tra le stime inflazionistiche di gennaio e di giugno è dovuta ai prezzi dell’energia che sono scesi più velocemente di quanto previsto, si legge nel documento. 

Mercato del lavoro e commercio estero

«Nel mercato del lavoro, il numero di ore lavorate, aumentate in misura significativa nel primo trimestre, continuerebbe a crescere nel resto del triennio 2023-25 a ritmi inferiori a quelli del prodotto; il numero di occupati aumenterebbe in misura più contenuta». Secondo la nota il tasso di disoccupazione terminale alla fine del periodo di proiezione sarà al 7,5%. 

Sia le esportazioni che le importazioni sono destinate a crescere più lentamente rispetto a quanto previsto a Gennaio. I valori, sia per l’import che per l’export e per tutti gli anni, sono stati rivisti al ribasso. Sono gli effetti dell’aumento dei tassi d’interesse della Bce dopo oltre un decennio di costo del denaro negativo. 

Investimenti e consumi delle famiglie

I consumi delle famiglie, dopo la forte ripresa nel primo trimestre del 2023, aumenteranno in modo contenuto con un andamento simile a quello del Pil. Per quanto riguarda gli investimenti Banca di Italia avverte che «rallenterebbero marcatamente, frenati nel settore privato dal rialzo dei costi di finanziamento e da condizioni più rigide di accesso al credito». Il calo sarà solo in parte bilanciato dalla spesa pubblica alimentata dai pagamenti del Pnrr. (riproduzione riservata)



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