Pietro Labriola, ceo di Tim, auspica un’accelerazione del processo di consolidamento nel settore tlc. Forte di un’azionista di riferimento come Poste, Labriola ha osservato che «in Europa tutti quanti stanno dibattendo riguardo alla possibilità del consolidamento. Guardate in Francia, si parla di passare da 4 a 3 operatori di tlc». Quindi, «io auspico che a livello europeo il consolidamento venga accelerato», ha detto l'amministratore delegato dell’ex monopolista telefonico a margine dell'inaugurazione del 5G nelle stazioni metropolitane di Roma.
Il primo passo è già stato fatto, ovvero l’incremento della quota di Poste (controllata dallo Stato), ora primo azionista del gruppo italiano delle telecomunicazioni con il 24,8% delle azioni ordinarie dopo aver rilevato il 15% da Vivendi per 684 milioni di euro, ma «c'è ancora da fare», ha previsto Labriola.
Il colosso tlc può contare su «un azionista di riferimento» che vede la partecipazione in Tim «strategica», un aspetto importante anche «per il sistema Paese», ha aggiunto il top manager. Detto questo, ha puntualizzato, «ci sono dei tempi tecnici per fare tutto», quindi per un eventuale anticipo di alcune settimane dell’assemblea degli azionisti fissata per il 24 giugno (inizialmente era fissata per l'11 aprile), ma nel cda di oggi, 1° aprile, «non sono attese decisioni in merito» a un eventuale cambio della data dell'assemblea che dovrà discutere della nuova governance.
Si ragiona, in particolare, sulle modalità del riassetto del cda di Tim, con i rappresentanti di Poste che potrebbero entrare (il ceo, Matteo Del Fante, con ogni probabilità come presidente), anche se un rimpasto formale del consiglio rimane in discussione per effetto delle dimissioni di alcuni consiglieri attuali oppure previo allargamento, deliberato dall’assemblea, del numero di membri del board o ancora (ipotesi che appare meno probabile) per effetto di un completo rinnovo del cda.
Tra gli altri elementi che potrebbero essere oggetto della prossima assemblea di Tim c’è anche l’abbattimento del capitale sociale per ricostituire le riserve e la conversione delle azioni di risparmio. Altro elemento importante, a detta di Equita, è relativo alle novità sul rimborso del canone di concessione che potrebbero offrire visibilità sull’incasso e quindi extra risorse per finanziare l’ottimizzazione del capitale.
«Le operazioni sul capitale potrebbero includere la ricostituzione delle riserve, potenzialmente per remunerare gli azionisti, o una conversione delle azioni di risparmio (-0,22% a 0,3586 euro in borsa, ndr). Quest'ultima operazione permetterebbe a Poste di aumentare ulteriormente la sua quota acquistando l'intera partecipazione residua di Vivendi senza superare il limite dell'opa», valuta Banca Akros. Infatti, dopo la transazione con Vivendi, Poste avrà in mano il 24,81% delle azioni ordinarie di Tim, ma «solo» il 17,81% dell'intero capitale sociale.
Per quanto riguarda, invece, il consolidamento, alcune fonti vicine al dossier hanno detto a Reuters che Poste è aperta a discutere con Iliad, il cui azionista di maggioranza è il miliardario francese Xavier Niel, un'eventuale fusione con Tim. Nell'annunciare l'ulteriore aumento della partecipazione, la società guidata da Matteo Del Fante ha già detto che svolgerà il ruolo di partner industriale per Tim sul lungo periodo, favorendo le sinergie (come riporta MF-Milano Finanza Poste, che già opera con 12.800 filiali e 51.000 punti affiliati attraverso Lis potrebbe presto integrare i 4.100 negozi di Tim, portando la sua presenza nazionale a quasi 68.000 punti) tra le attività delle due aziende e promuovendo il consolidamento del settore tlc in Italia.
Mediobanca Research ritiene che sinergie verranno esplorate nella rete, con Poste che lascerà quella di Vodafone, nel settore Consumer, sfruttando 13.000 uffici postali, 5.000 negozi di Tim e 50.000 punti vendita di Lis, e nell’enterprise a partire da connettività, cloud e cybersicurezza.
«Sebbene non siano ancora stati intrapresi passi formali, Poste è aperta a esplorare una potenziale integrazione tra Tim e Iliad», hanno detto le fonti a Reuters. Un'eventuale fusione tra le due aziende ridurrebbe il numero di operatori di rete mobile in Italia da quattro a tre e richiederebbe l'approvazione dell'Antitrust.
Nel breve termine il beneficio più importante per Tim, secondo Equita, deriva dal contratto di Mvno con Poste che consente di neutralizzare l’impatto negativo dal venir meno del contratto di Fastweb. Solo nel lungo termine si può pensare a un negoziato con Iliad per quanto riguarda, in particolare, la divisione Consumer di Tim dopo che FiberCop è stata scorporata a luglio del 2024, quando il consorzio guidato dal fondo statunitense Kkr ha completato l'acquisizione per 18,8 miliardi di euro. Ora Kkr sta analizzando una possibile fusione con Open Fiber per creare un'unica rete a banda larga, come ha detto il partner di Kkr, Alberto Signori, durante una conferenza tenutasi a Milano.
D’altra parte, ammette Mediobanca Research, il settore tlc europeo fatica a finanziare gli investimenti nelle infrastrutture digitali e a remunerare gli azionisti. «Il consolidamento non può essere rinviato: la nuova Commissione Ue adotterà un approccio più proattivo, supportando l’agenda Draghi, aumentando gli impegni per l'innovazione e facilitando le approvazioni per le fusioni», continua la banca d’affari. «In Italia, dopo Fastweb-Vodafone, verranno esplorate altri merger con Poste e Iliad viste come le ultime opzioni rimaste per Tim. Vediamo la crescente importanza dell’AI come una chiamata all’azione per i politici dell’Ue. quindi, rimarchiamo la necessità di attuare il consolidamento nel settore per creare conglomerati in grado di competere su scala globale».
Nel frattempo Tim ha incassato un altro punto a suo favore. La francese Vivendi ha, infatti, ritirato la causa legale contro il cda del colosso tlc per l’operato sulla vendita della rete e a quanto pare non ha intenzione di entrare nel board, ammesso che le azioni, pari al 2,5% del capitale sociale, siano ancora nella disponibilità del gruppo francese che sembra sempre più orientato a chiudere la partita Tim. Complice questo e le voci di m&a il titolo Tim è salito in chiusura a Piazza Affari del 2,80% a 0,3195 euro in compagnia di Poste (+1,16% a 16,62 euro). Equita ha un rating buy e un target price a 0,36 euro sull’azione ordinaria Tim (Banca Akros buy e un prezzo obiettivo a 0,36 euro; Mediobanca Research outperform) e a 0,44 euro sulla risparmio. Lo stesso giudizio che Equita ha su Poste (target price a 17 euro). (riproduzione riservata)