L’iniziativa di Unicredit, mentre ci si esercita, a proposito della progettata aggregazione, sulle possibili gravi ricadute sociali e occupazionali in Bpm, si arricchisce quotidianamente di nuovi profili, dei più disparati commenti e di nuovi possibili interventi.
A quest’ultimo proposito dovrebbe essere chiaro che il governo, in base alle norme vigenti, può intervenire nell’operazione Unicredit-Bpm solo per due circoscritti profili: la posizione di primo azionista del Montepaschi in cui il Banco ha una partecipazione del 5%, alla stregua, dunque, di qualunque «comproprietario» di rilievo e nei limiti della propria quota; l’eventuale esercizio del «golden power», che si presenta particolarmente complesso, perché, pur previsto dalla legge anche per il settore del credito, sarebbe la prima volta che viene esercitato nel comparto, avendo presente che la fondamentale motivazione di tale esercizio dovrebbe essere la salvaguardia della sicurezza nazionale che non sembra affatto in pericolo.
Inoltre l’attivazione del «golden power» può portare non a impedire l'operazione - che dunque potrebbe seguire il suo corso - ma a porre condizioni e oneri per la sua attuazione. Limiti precisi ed evidenti, per cui uno sconfinamento causerebbe reazioni, a cominciare dal livello europeo. Le attribuzioni di controllo, poiché entrambe le banche sono «significant», spettano alla Bce, con il Supervisory board della Vigilanza accentrata. La Banca d'Italia ha solo un potere consultivo.
La riforma, con lo sbrigativo avvio dell’Unione bancaria dieci anni fa, ha portato a questo assetto che trascura gravemente il carattere di prossimità della supervisione e, nella sua attuazione, spesso entra in conflitto con i principi di proporzionalità, adeguatezza, sussidiarietà, ragionevolezza. L’esame della Vigilanza comunque è fondamentale: se si considera che devono essere vagliati i profili patrimoniali, dell’organizzazione, della governance, del piano industriale e delle strategie se ne deduce che è ampio il campo di intervento, ovviamente sempre rigorosamente motivato.
Sana e prudente gestione, stabilità aziendale e sistemica (a maggior ragione perché Unicredit è appunto una banca sistemica) sono i cardini delle valutazioni. Che poi vanno integrate con quelle di altre authority non certo ininfluenti, concernenti: gli impatti di mercato e societari da parte della Consob, i riflessi sulla concorrenza e sul libero mercato da parte dell’Autorità Antitrust, nonché da parte degli organi in sede europea.
Se l'informativa che l’ad dell'Unicredit, Andrea Orcel, avrebbe dato alla Bce e alla Banca d'Italia prima di lanciare l’ops - secondo quanto riferiscono le cronache - non avrebbe potuto portare a uno stop dell'iniziativa, a meno che si fosse rilevato dagli organi di controllo un gigantesco contrasto con norme e indirizzi vigenti, tutt’altra cosa è l'esame che dovrà essere compiuto a tutto campo se e quando sarà formalizzata l'istanza di autorizzazione. Rientra nel novero dei «boomerang» la ripresentazione, vista come un «post hoc ergo propter hoc», da parte della Lega, di un disegno di legge che modifica radicalmente la governance della Banca d'Italia prevedendo la formazione del vertice con quote di nomine del governo, della Camera, del Senato. Si era detto a suo tempo di fare la Rai come la Banca d’Italia. Con questa proposta, che vuole modificare un assetto che è in vigore da 131 anni, siamo precisamente all'inverso: Bankitalia come la Rai.
Il bello è che poi si vuole rassicurare e si dice che, poiché l'Istituto non ha più poteri in materia di politica monetaria e di Vigilanza - affermazioni non esatte - allora non c'è il rischio d’ingerenza in funzioni fondamentali perché sono minori quelle rimaste, ignorando comunque che nella Vigilanza come nella politica monetaria e in tutte le altre funzioni istituzionali, il Consiglio superiore dell'istituto non può intervenire. Insomma, è come si dicesse: vogliamo lottizzare, ma moderatamente. Sarebbe bene, anzi doveroso, reagire tempestivamente a una tale iniziativa da ricondurre alle note regole di Carlo Maria Cipolla che qualificavano colui che è capace di far male ad altri e a se stesso contemporaneamente. Tutti i governatori succedutisi nel tempo hanno sempre reagito a iniziative del genere tentate in passato, alcuni in situazioni di estrema difficoltà. Una parola chiara è giusto attendere da Via Nazionale. (riproduzione riservata)