Seconda seduta consecutiva particolarmente negativa per Piazza Affari, con l’indice FtseMib che ha terminato in calo dello 0,93% a 22.191 punti. Male anche le altre principali piazze europee: Dax30 a -0,44%%, Cac40 a -0,78%% e Ftse100 a -0,65%%. Lo spread ha chiuso ancora in rialzo a 147,505 punti base, in vista delle elezioni politiche che si terranno probabilmente il prossimo 4 marzo, con il rendimento del decennale all'1,792%, mentre il cambio euro/dollaro è sceso sotto 1,18 a quota 1,1776.
Oggi l'attenzione degli investitori è stata catturata interamente dalle vicende legate alle Banche centrali. Nella serata di ieri, la Federal Reserve ha comunucato il rialzo di 25 punti base dei tassi d'interesse Usa, portando la forchetta del Fed fund tra l'1,25% e l'1,50%, dopo il rialzo all'1%-1,25% deciso lo scorso 14 giugno. Mentre oggi è stato il turno degli Istituti centrali europei. In particolare, nella conferenza seguita al Consiglio direttivo, il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha confermato le attese degli operatori sulla politica monetaria, mentre le stime di crescita e inflazione sono state riviste al rialzo. Tuttavia, hanno sottolineato gli analisti di Barclays, le previsioni sull'inflazione sono aumentate "solo marginalmente". Per quanto riguarda i tassi d'interesse, il numero uno della Banca centrale europea ha ribadito che resteranno sui livelli attuali per molto tempo, anche successivamente al termine del quantitative easing che potrà proseguire oltre settembre 2018, se necessario. Nel caso in cui l'outlook peggiorasse, infatti, l'Istituto si è dichiarato pronto ad aumentare sia l'ammontare che la durata del programma di acquisti.
Inoltre, il Comitato della Bank of England ha votato all'unanimità contro un rialzo dei tassi, mantenendoli allo 0,5% e lasciando invariato anche il programma di allentamento quantitativo a 435 miliardi di sterline. Per i tecnici dell'Istituto centrale inglese, i dati macroeconomici suggeriscono una frenata della crescita dell'economia britannica nel quarto trimestre del 2017, mentre l'inflazione è prossima al suo picco dopo il rialzo al 3,1% a novembre
Tra gli altri dati macroeconomici di oggi, l'indice Pmi composito dell'Eurozona preliminare di dicembre si è attestato a 58 punti, oltre i 57,5 di novembre e sui livelli massimi da 82 mesi. Inoltre, l'indice preliminare relativo al settore dei servizi è risultato pari a 56,5 punti, sopra i 56,2 del mese precedente e sui massimi da 80 mesi, mentre quello manifatturiero ha segnato il record storico a 60,6 punti, in rialzo rispetto ai 60,1 di novembre.
Tra i singoli titoli di Piazza Affari, in positivo Luxottica (+0,59% a 50,75 euro). La società ha rinnovato l'accordo di licenza con Tiffany & Co. per la produzione e distribuzione in esclusiva in tutto il mondo di montature da vista e occhiali da sole, che si estenderà fino al 31 dicembre 2027.
Eni (-0,5% a 13,95 euro) ha cercato di resistere alle perdite diffuse sul mercato. Gli analisti hanno apprezzato la vendita ad ExxonMobil Development Africa B.V. del 25% di Area 4, il blocco a gas nel Bacino del Rovuma. In particolare, Goldman Sachs ha alzato il target price da 17 a 17,8 euro. L’ad Descalzi si è inoltre detto ottimista sui risultati di fine anno, ma la società continua a mantenere uno scenario conservativo sui prezzi del petrolio a 60 dollari al barile.
Ancora in negativo il comparto bancario a causa dell'allargamento dello spread Btp/Bund, a sua volta condizionato dal tema delle elezioni politiche. In particolare Intesa Sanpaolo -2,23%, Bper -1,98%, Ubi B. -1,64%, Banco Bpm -1,53%, Unicredit -0,84% e Mediobanca -0,1%.
Male Stm, che ha ceduto l'1,12% a 18,57 euro. Il titolo non ha beneficiato della notizia dell'investimento da 390 milioni di dollari da parte di Apple nella società Finisair.
In rosso anche Mediaset (-0,92% a 3,244 euro). Gli analisti di Mediobanca Securities hanno ribadito la loro visione positiva sul titolo alla vigilia dell'assemblea degli azionisti dove non sarà presente l'azionista Vivendi, confermando il rating outperform e il target price a 3,76 euro, fiduciosi sul fatto che la fine della saga con Vivendi si stia avvicinando alla fine. Per gli analisti, questa sarebbe la "ciliegina sulla torta".
Fuori dal listino principale, in luce Exprivia (+10,45% a 1,627 euro). La società ha perfezionato l'investimento nel contesto della ricapitalizzazione di Italtel. In particolare, Exprivia ha sottoscritto una partecipazione pari all'81% del capitale ordinario di Italtel.
In calo Hera, che ha terminato a -0,79% a 3,02 euro. Oggi Herambiente, società del gruppo Hera, ha perfezionato l'acquisto un ulteriore 40% delle azioni di Aliplast, realtà nazionale attiva nella raccolta e riciclo della plastica e conseguente rigenerazione, per un importo di 51,8 milioni di euro
Invariata invece Dba group nel giorno del debutto sull'Aim Italia. La holding specializzata nella connettività delle reti e nelle soluzioni a supporto dell'intero ciclo di vita delle infrastrutture è stata ammessa oggi alle contrattazioni con un prezzo di collocamento fissato a 4 euro per azione e ha aperto le contrattazioni a 4,09. In fase di collocamento ha raccolto 23 milioni di euro con una capitalizzazione pari a 46 milioni.