«Anche sulla Borsa, nonostante le trionfalistiche narrazioni, l’era Meloni è contraddistinta dall’ennesimo fiasco», inizia così la nota del senatore Mario Turco, vicepresidente del M5S e coordinatore del Comitato pentastellato economia, lavoro, impresa.
«Se è vero che il listino è cresciuto a livello di quotazioni, lo si deve moltissimo alla componente bancaria, da tempo trainante a Piazza Affari, e al comparto difesa. E il settore bancario è enormemente cresciuto grazie all’aumento dei tassi da parte della Bce», precisa il senatore. «Ma il vero fallimento è il saldo del tutto negativo tra ingressi e uscite di imprese quotate a Piazza Affari. Su questo la testata MilanoFinanza aveva già ricordato che nel 2024 si sono registrati 37 delisting a fronte di 21 Ipo».
«Nelle scorse settimane, inoltre, Ernst&Young aggiungeva che il numero delle Ipo sul mercato italiano nel 2024 è diminuito del 41%, con una raccolta minore dell’87%. Insomma, nell’era Meloni la Borsa italiana si rivela sostanzialmente uno strumento di alto rendimento finanziario per gli azionisti, soprattutto delle banche e di colossi della difesa, ma un fallimentare strumento di crescita e d’investimento per le imprese. Economia di carta, non economia reale», prosegue Turco nella nota. «Noi abbiamo già a fine 2024 presentato un’interrogazione al Senato, a mia prima firma, per chiedere al governo di dare soluzioni per invertire questo preoccupante trend. Si dia una riposta urgente a questa emergenza nazionale». (riproduzione riservata)