Oltre i confini nazionali le azioni italiane sono decisamente sottovalutate. Lo dicono i dati elaborati da Reuters e anche quelli di Dow Jones, che mostrano come i titoli tricolori scambino a sconto, lasciando spazio per alcune buone occasioni di investimento. Barron’s ha selezionato quattro azioni italiane che può essere conveniente comprare in questo momento. Sulla valutazione dei titoli italiani pesano l’alto debito pubblico nazionale, oltre alla bassa produttività e al rallentamento dell’economia, che nel terzo trimestre è rimasta piatta (+0,1% secondo il dato aggiornato dall’Istat). Di conseguenza, le azioni italiane scambiano a sconto storico: secondo Reuters il gap attuale è il più ampio dal 1998, con un gap medio che è il doppio di quello degli ultimi vent’anni.
Un andamento simile emerge dai dati di Dow Jones: il rapporto medio prezzo/utili del fondo indicizzato italiano iShares FTSE MIB UCITS è pari a 12. Ma per l’S&P 500 sale a 20 ,mentre per l'ETF iShares MSCI World è di 19. Le valutazioni sul mercato internazionale dei titoli italiani, dunque, valorizzano i risultati delle aziende emittenti meno della media americana e globale.
Barron’s individua quattro “diamanti”, cioè quattro azioni italiane che, anche nel contesto di una generale crisi e sottovalutazione del mercato italiano, potrebbero essere un’ottima occasione d’acquisto in questa fase.
1) Unicredit: la banca guidata da Andrea Orcel ha un rapporto p/e molto basso (5,6 secondo Barron’s) e scambia a sconto del 10% rispetto al prezzo di mercato, nonostante la crescita verticale degli utili (+67% nei primi nove mesi del 2023);
2) Eni: l’azienda petrolifera ha un rapporto p/e di 6, inferiore ai principali competitor europei. Bp, per esempio, arriva a 6,7 mentre Shell segna 7,7;
3) Stellantis: il rapporto p/e della casa automobilistica è di 3,4, molto più basso di quello di Ford (6,7) e General Motors (4,2);
4) Ferrari: tra le selezionate da Barron’s l’azienda di Maranello è quella con la valutazione più alta (44), in linea più con i titoli del lusso che con quelli del settore automobilistico. Il titolo ha già guadagnato il 70% nel 2023, ma può avere ancora potenziale di crescita. (riproduzione riservata)