Le regole e le modalità per il coinvolgimento di risorse pubbliche negli investimenti privati, terzo pilastro del Piano Casa da 100 mila case in 10 anni, fanno rumore dietro le quinte nel settore immobiliare italiano. Come raccontato da Milano Finanza il 28 maggio, il combinato disposto dei vincoli da rispettare - investimenti da almeno un miliardo e provenienti dall’estero - per accedere alle agevolazioni urbanistiche e volumetriche è finito nel mirino degli operatori del settore.
Le critiche all’impostazione del decreto sarebbero state numerose, tanto da arrivare a richieste di allargare la forbice anche a realtà italiane e, potenzialmente, di ridurre l’equity necessario. E anche il limite minimo del 70% di edilizia convenzionata potrebbe essere messo in discussione.
Mentre si attendono novità sul fronte degli emendamenti, chi sta proseguendo a passo spedito è Mario Abbadessa. L’ex capo del mercato italiano e head of transactions in Europa di Hines era fuoriuscito a sorpresa dal gigante americano a gennaio proprio per lanciare una sua piattaforma che si occuperà anche di far convogliare capitali, raccolti tra Italia ed estero, sul terzo pilastro del Piano Casa. Secondo quanto è in grado di rivelare Milano Finanza, la piattaforma dovrebbe chiamarsi Add Capital, tanto che l’ex top manager di Hines ha aperto (o preso il controllo) di alcuni veicoli nelle ultime settimane sia in Italia sia in Lussemburgo.
Se la sarl lussemburghese (Add Capital Gp) dovrebbe gestire i fondi, con il primo chiamato Add Value Fund 1 che è già stato predisposto, la società italiana sarà quella che si occuperà di coordinare la messa a terra e lo sviluppo di diversi progetti, che avrà poi ognuno un suo veicolo dedicato. L’oggetto sociale della società italiana Add Capital parla chiaro: dall’offerta di servizi e consulenza in campo immobiliare e mobiliare alla realizzazione di operazioni immobiliari (come costruzione, acquisto e vendita di immobili), fino all’esecuzione e gestione di progetti e immobili. Non dovrebbe però diventare sgr, preferendo mantenere una struttura snella e affidando poi gli sviluppi a sgr già presenti in Italia.
Il veicolo italiano vede anche la presenza di azionisti di minoranza. Oltre ad Abbadessa, nel capitale compaiono anche Andrea Imperatore e Francesca Orlandini, ex top manager di Hines che, come aveva rivelato MF-Milano Finanza il 14 gennaio, avevano scelto di seguire Abbadessa nella nuova avventura. Il terzo top manager fuoriuscito, Cristiano Brambilla, non dovrebbe essere socio ma sarà centrale vista la profonda competenza nello sviluppo e gestione dei progetti.
Inoltre, intorno a inizio maggio, secondo la ricostruzione effettuata da alcune fonti, è stata predisposta l’apertura del capitale della società italiana anche a un veicolo chiamato «One hundred and forty third investment», soggetto che farebbe parte della galassia di Mubadala. Il fondo sovrano di Abu Dhabi, quindi, non ricoprirebbe solo il ruolo di investitore nei fondi di Abbadessa come emerso negli scorsi mesi, ma sarebbe anche azionista con circa il 15%. Tra gli investitori nei fondi dovrebbe essere l’unico anche socio di Abbadessa.
Va ricordato che nei fondi di Add Capital sarebbe certa la partecipazione di Cdp e Poste Vita, mentre altri investitori stranieri e italiani potrebbero aggiungersi a breve. Secondo quanto risulta a Milano Finanza, tra i papabili ci sarebbero Adia - altro fondo sovrano dell’Emirato di Abu Dhabi, che in Italia ha il 17,5% di Fibercop – e il fondo sovrano Kuwait investment authority (Kia), mentre fra gli italiani sarebbero stati sondati Intesa, Unicredit e Generali, oltre a casse di previdenza e fondi pensione. Tra gli interessati potrebbe esserci anche Previndai.
Ma dietro le quinte a essere oggetto di osservazioni da parte del settore immobiliare non sono solo i vincoli presenti per le agevolazioni, ma anche la scelta di un soggetto pubblico come Cdp di investire tramite la piattaforma di Abbadessa e non attraverso il suo ramo che già si occupa di social housing, Cdp Real Asset. Perplessità vengono espresse anche per il fatto che si sia optato per un affidamento diretto di fondi rilevanti, senza avviare invece procedure di selezione di mercato. Il ragionamento di chi alza le sopracciglia è che gli investimenti di Cassa passerebbero quindi da un veicolo estero, con un probabile pagamento delle tasse almeno per parte delle commissioni fuori dall’Italia, ignorando invece la possibilità che altri soggetti italiani qualificati e con solidi track record possano lanciare iniziative aderenti al terzo pilastro, soprattutto se i vincoli per ottenere le agevolazioni venissero allentati o modificati.
Altre fonti però sottolineano come, pur contribuendo alla realizzazione di alloggi a prezzi calmierati in Italia, la partecipazione di Cassa al terzo pilastro del Piano Casa tramite i fondi di Abbadessa sia una normale opportunità di investimento, in cui non verranno ricoperti ruoli operativi o di governance da Cdp.
Inoltre, nonostante i fondi saranno lussemburghesi, i progetti poi saranno gestiti da una struttura e un management italiano.
Sullo sfondo restano altre perplessità relative alle tempistiche per la messa a terra dei progetti. Secondo quanto risulta, non sarebbe ancora stata prevista una cabina di regia con i Comuni per identificare aree rigenerabili o progetti in fase embrionale su cui far convogliare parte degli investimenti privati del terzo pilastro del Piano Casa. Il timore nel settore è che, nonostante la volontà di accelerare sullo sviluppo dei primi alloggi a prezzi calmierati, per vedere i primi cantieri partire si debba aspettare un periodo di tempo significativo. (riproduzione riservata)