È oggi il più grande gruppo metalmeccanico al 100% italiano presente nella Penisola. Produce un simbolo intramontabile del design e della mobilità italiana come la Vespa. E nonostante il complesso momento storico in tutto il mondo automotive, due ruote comprese, non licenzia e ha sempre mantenuto in Italia il cuore della produzione per l’Europa e gli Usa. Lo dimostrano anche le decine di milioni investiti sul polo produttivo di Moto Guzzi a Mandello del Lario (lago di Como, sponda lecchese).
Anche Piaggio, il gruppo di Pontedera che da decenni incarna lo stile italiano delle due ruote nel mondo, sta attraversando un passaggio delicato, facendo i conti con un 2025 complicato per l’intero comparto. Le difficoltà macroeconomiche, in un contesto competitivo sempre più aggressivo, hanno inciso sui volumi. Ma la società, che nel corso dell’ultimo decennio ha investito in ricerca e sviluppo oltre 1,5 miliardi di euro, una delle cifre più alte nel settore delle due ruote, ha mostrato una capacità di difendere i margini che testimonia la solidità del modello industriale.
La semestrale pubblicata un mese fa ha certificato un calo dei ricavi del 13,9% rispetto al 2024, con contrazioni a doppia cifra in tutte le aree geografiche. La transizione normativa dal vecchio standard Euro 5 al nuovo Euro 5+, il rallentamento della domanda in Asia-Pacifico e la prudenza dei consumatori in Europa hanno inciso sui volumi. Eppure il margine ebitda si è attestato al 17,3%, di un nulla inferiore al 17,5% del primo semestre 2024.
Un risultato non banale, reso possibile da un rigoroso controllo dei costi, da una politica dei prezzi ferma e dal focus su prodotti a maggiore redditività. In India, Piaggio ha ridotto intenzionalmente i volumi degli Ev, un segmento spesso caratterizzato da margini più bassi e forte dipendenza da incentivi governativi, privilegiando così la sostenibilità industriale. Nei mercati occidentali ha invece resistito alla tentazione degli sconti, proteggendo il valore di marchi come Vespa, Aprilia e Moto Guzzi.
Secondo gli analisti di Berenberg, i risultati del primo semestre sono una conferma della disciplina finanziaria del gruppo e lasciano intravedere segnali di maggior robustezza nei prossimi trimestri. La banca d’investimento sottolinea come il margine lordo abbia toccato il 30,4% nel secondo trimestre, un’evidenza della capacità di Piaggio di estrarre valore anche in contesti avversi.
Il terzo trimestre dovrebbe segnare un miglioramento, grazie al completamento del destoccaggio dei veicoli Euro 5 e al lancio di nuovi modelli che dovrebbero sostenere la domanda soprattutto in Europa. Ma la cautela resta: la società non prevede una vera e propria ripresa, ma un graduale ritorno alla crescita dei ricavi, con prospettive davvero più solide solo a partire dal 2026.
Un po’ più severa è la valutazione di S&P Global Ratings, che il 7 agosto ha rivisto l’outlook da stabile a negativo confermando il rating BB-. L’agenzia stima che i ricavi 2025 si attesteranno tra 1,5 e 1,6 miliardi di euro, in calo del 5-10% sull’anno precedente, con un rapporto flusso di cassa operativo/debito previsto al 15-20%, una soglia giudicata debole per l’attuale livello di rating.
Il nodo principale è la generazione di cassa: nonostante la resilienza dei margini, la contrazione dell’ebitda assoluto e l’aumento del fabbisogno di capitale hanno fatto salire il rapporto debito netto/ebitda a 2,3x dai 2,1x di fine 2024 e dall’1,3x registrato appena un anno fa. A ciò si aggiunge la decisione di ridurre i dividendi in contanti, segnale di prudenza ma anche di pressione sulla flessibilità finanziaria.
Secondo S&P, la ripresa dovrebbe concretizzarsi nel 2026, con un incremento dei ricavi tra il 5 e il 10% e margini in crescita. Tuttavia la visibilità resta bassa: il rischio geopolitico, la concorrenza aggressiva dei produttori asiatici in Europa e l’incertezza sulla politica commerciale statunitense (dazi compresi) pesano sulle prospettive di medio periodo. Ma «potremmo rivedere l’outlook a stabile se il flusso di cassa operativo rispetto al debito rimanesse sopra il 20%», conclude S&P.
Il titolo Piaggio è coperto da otto case d’investimento. Quattro raccomandano l’acquisto (buy), tre mantengono una posizione neutrale (hold), mentre uno consiglia la vendita (sell). E le stime degli analisti riflettono un quadro che dimostra la fiducia nella capacità della società di difendere i margini e valorizzare il portafoglio brand. Molto dipenderà dall’effettiva inversione di tendenza dei ricavi nel terzo trimestre e dalla conferma di un miglioramento più solido nel 2026.
La sfida per Piaggio è continuare a presidiare la fascia premium delle due ruote, difendendo margini e valore del marchio, senza perdere quote di mercato. Il 2025 è un anno di transizione, con una parola d’ordine: resilienza. Il 2026 può segnare una ripartenza: Piaggio dovrebbe tornare a crescere, ma sarà fondamentale anche la gestione finanziaria, per riportare in equilibrio i flussi di cassa e tenere contenuto l’indebitamento. (riproduzione riservata)