Dieci anni su 135 sono come l’ultimo miglio di una maratona. Ma nel caso di Philips - nata nel maggio del 1891 - coincidono con un cambiamento profondo: dal 2016, quando ha completato lo spinoff della divisione dedicata all’illuminazione (ora Signify), il gruppo olandese si è reinventato come campione nella tecnologia applicata a medicina e benessere dopo aver già abbandonato l’elettronica di consumo nel 2013. Ora la società, che dal 2023 ha Exor - la holding degli Agnelli-Elkann - come primo azionista al 19%, deve quasi la metà del fatturato alla diagnostica. L’altra metà è divisa tra diversi tipi di prodotti per la cura personale come spazzolini elettrici, dispositivi a luce pulsata o termometri a infrarossi.
Nel 2025 il gruppo ha realizzato 17,8 miliardi di euro di ricavi (+2% a parità di perimetro), con un margine lordo rettificato del 12,3% e un utile di 897 milioni che ha ribaltato una perdita di 698 milioni registrata nel 2024.
In borsa le azioni (quotate ad Amsterdam) hanno perso un po’ di terreno nella seconda metà di aprile, scendendo da circa 25 euro a poco meno di 22 e allontanandosi così dal massimo annuale di 28 euro sfiorato a febbraio. Con questi numeri la capitalizzazione di Philips oscilla intorno ai 21 miliardi e il gruppo olandese ormai pesa più di Stellantis nel portafoglio di Exor.
L’ultimo prodotto di punta della società è una macchina per la risonanza magnetica che - a differenza di quelle standard - usa una quantità estremamente limitata di elio. In questo modo il macchinario cerca di ovviare al forte aumento dei prezzi del materiale, cresciuti ulteriormente nell’ultimo mese e mezzo per effetto della guerra in Medio Oriente. A marzo sono stati infatti danneggiati alcuni centri di produzione in Qatar, da dove arriva circa il 30% dell’elio a livello globale.
Per produrre le macchine usate per le risonanze magnetiche standard, con potenza pari a 1,5 o 3 tesla, «possono servire fino a 1.500 litri di elio. Senza contare che, dopo un certo tempo, l’elio potrebbe dover essere reintegrato», spiega Alessandro Leo, business manager Imaging di Philips Italia. «Un terzo della produzione mondiale di questo materiale è assorbito dalle risonanze in campo medicale, ma negli ultimi anni il prezzo è cresciuto molto e un ulteriore picco c’è stato nell’ultimo periodo».
Philips ha iniziato a vendere una tecnologia alternativa sei anni fa, partendo dalle risonanze a 1,5 tesla. «A parità di qualità la macchina ha bisogno di solo 7 litri di elio, inseriti in un magnete sigillato che ne impedisce il consumo», aggiunge Leo. «In più, in caso di eventi avversi l’apparecchiatura fa collassare il campo magnetico in modo controllato.A dicembre abbiamo presentato anche il modello per le risonanze a 3 tesla che dovrebbe essere commercializzato dal 2027».
È presto per dire se le tensioni geopolitiche e l’impennata del prezzo dell’elio possano dare una spinta agli ordini della macchina che consuma poco elio. Ma negli anni passati Philips ha cominciato a venderla e a installarla in centinaia di strutture. «Finora abbiamo installato nel mondo oltre 2.200 macchine con un risparmio di almeno 6 milioni di litri di elio. In Italia le installazioni sono più di 200 con un risparmio di mezzo milione di litri, soprattutto in centri privati ma anche in decine di ospedali pubblici», conclude Leo. «In termini di domanda l’acquisto delle macchine risponde a una programmazione di lungo periodo e vediamo un interesse crescente, anche indipendentemente dagli eventi delle ultime settimane». (riproduzione riservata)