La fine dell’era Covid sembrava aver tirato il freno a meno in modo irreversibile alla corsa delle società farmaceutiche e biotech in borsa. Una corsa che, in tempi di pandemia, sembrava davvero inarrestabile. Basti pensare che, su un orizzonte temporale di tre anni, Moderna ha visto la sua capitalizzazione di mercato scendere dell’84%, Biontech del 65%, Pfizer del 33%.
La corsa al vaccino aveva creato una bolla che poi è esplosa? Forse sì, ma mentre i campioni della lotta al Covid perdevano terreno emergeva tutta un’altra generazioni di sfidanti, che stanno cercando di trovare la cura per malattie che vanno dall’obesità all’Alzheimer. Novo Nordisk, big pharma danese specializzata proprio nei farmaci anti-obesità, ha visto negli ultimi tre anni la sua capitalizzazione quasi triplicare mentre Eli Lilly, che sta cercando rimedi per una serie di malattie tra cui obesità e diabete, è cresciuta del 303%.
Insomma, di sanità c’è sempre bisogno, che sia per contrastare una pandemia o, più semplicemente, per far fronte alle crescenti esigenze di una popolazione mondiale che invecchia. Al filone della sanità tradizionale si aggiunge peraltro il megatrend della digitalizzazione e dell’AI, che sta scompaginando sempre più il paradigma di pharma tradizionale. Per chi volesse esporsi a questo trend con un fondo di investimento l’offerta non manca di certo: la classifica Fida censisce 10 comparti a gestione attiva che investono in quotate dei settori farmaceutico e sanitario. La loro performance media da inizio anno ammonta al 14,5%, con punte del 16,5%; il rendimento medio passa quindi al 15,2% su un orizzonte annuo, e all’11,5% su una prospettiva triennale.
Fidelity è prima in graduatoria Fida con il fondo Sustainable Healthcare, che rende il 16,5% da gennaio e sfiora il 18% a un anno. Secondo il gestore del comparto, Alex Gold, il pharma in portafoglio è un investimento buono per tutte le stagioni, visto che «i fattori strutturali di crescita del settore sanitario, ossia invecchiamento della popolazione e aumento delle esigenze sanitarie, rimangono solidi e sono relativamente immuni al contesto macro». Le grandi aziende farmaceutiche e biotecnologiche, prosegue il money manager, «sono particolarmente resilienti in caso di debolezza del mercato, data la natura non discrezionale dei loro prodotti. Tuttavia, è probabile che il sotto-settore faticherà a sovraperformare nel medio-lungo termine: qui la nostra allocazione di capitale è selettiva». Per quanto riguarda i produttori di dispositivi medici invece «molte società dispongono di prodotti innovativi che contribuiscono ad accelerare la crescita». La preoccupazione maggiore in questo momento è tuttavia «la valutazione, con molti titoli del settore medicale che scambiano a valori prossimi ai massimi storici su base del rapporto prezzo-utili assoluto».
Schroders si approccia all’asset class con il comparto Sisf Healthcare Innovation, che da gennaio rende il 14,8%. John Bowler, fund manager global healthcare della società, spiega che considerazione principale nel costruire un portafoglio «è sempre quella di selezionare i titoli con potenti driver di prodotto che non sono stati pienamente colti dal mercato». I titoli a minore capitalizzazione, in questo contesto, «tendono a essere società di biotecnologie pre-commerciali, che sono ad alto rischio, e quindi la dimensione delle posizioni è strettamente controllata per gestire il rischio del portafoglio nel complesso». La strategia Healthcare Innovation, sottolinea il gestore, «gestisce questo rischio attraverso un attento dimensionamento delle posizioni e la diversificazione in società meno rischiose vicine alla fase commerciale o nelle fasi iniziali». Quanto ai titoli che hanno corso di più di recente, Bowler cita di casi di Novo Nordisk ed Eli Lilly: «la domanda (dei loro prodotti, ndr) continua a superare la loro capacità di offerta e i loro investimenti in indicazioni mediche che vanno oltre la perdita di peso – ad esempio la riduzione del rischio cardiovascolare – dovrebbero sostenere ulteriormente l'uso a lungo termine di queste terapie».
Con il fondo Salute e Benessere Esg Raiffeisen mette a segno una performance del 14% da gennaio e del 15,3% a un anno. «Non faccio grandi scommesse settoriali», spiega il gestore, Leopold Salcher, «anche se devo ammettere che attualmente sono sovrappesato sul settore farmaceutico e delle biotecnologie». In generale, aggiunge, «mi piacciono le aziende con una storia di successo e di efficienza nella ricerca e sviluppo, e con una pipeline di prodotti ricca e promettente». Attenzione all’aspetto m&a, soprattutto tra le aziende più piccole. «Negli ultimi 12 mesi lo slancio delle fusioni e acquisizioni si è chiaramente intensificato», non da ultimo a causa delle numerose scadenze di brevetti delle grandi aziende farmaceutiche e biotecnologiche che avverrà intorno al 2025-26».
Un altro potenziale vantaggio dei titoli della sanità è il loro legame con l’innovazione portata dall’intelligenza artificiale. Vinay Thapar, portfolio manager AB International Health Care Portfolio di AllianceBernstein, evidenzia che combinare il pharma con settori come quello tecnologico «significa che, senza dover sacrificare il potenziale di crescita, si può comunque aggiungere una componente più difensiva al proprio portafoglio». Il money manager ritiene inoltre che «la proliferazione dell’AI nel settore sanitario possa rappresentare un trend di crescita secolare e illustri la natura innovativa delle aziende del settore, che ha caratteristiche più opportunistiche e offensive di quanto molti investitori gli attribuiscano». Un esempio è dato dalla diagnostica, «dove test più avanzati potranno aiutare i professionisti del settore medico a individuare le malattie in fasi molto più precoci, migliorando l'efficacia del trattamento e le possibilità di guarigione», conclude Thapar. (riproduzione riservata)