I prezzi del petrolio tornano a salire mentre i mercati soppesano l’escalation di tensione in Medio Oriente, la potenziale interruzione delle forniture russe dopo gli attacchi dei droni ucraini alle raffinerie della Russia e la prospettiva di un taglio dei tassi d'interesse di almeno 25 punti base da parte della Fed nella riunione del 17 settembre.
I futures sul Brent nel tardo pomeriggio, dopo una giornata in leggero calo, hanno virato al rialzo (+1,53% a 68,47 dollari al barile, mentre quelli sul Wti sono saliti dell’1,94% a 64,5 dollari al barile) in scia all’operazione di terra di Israele a Gaza, ma anche all’attacco di Tel Aviv al porto della città costiera di Hodeidah, nello Yemen. Il colpo di grazia è arrivato dal Qatar: mediare un cessate il fuoco nella striscia di Gaza non è la priorità del Paese, ha detto il portavoce del Ministero degli Esteri qatariota, Majed al Ansari.
Sull’altro fronte caldo, l’Ucraina ha intensificato gli attacchi alle infrastrutture energetiche russe nel tentativo di indebolire le capacità belliche di Mosca, mentre i colloqui per porre fine al conflitto sono in fase di stallo. Negli ultimi giorni sono state prese di mira le raffinerie Bashneft-Novoyl, quella di Kirishi con una produzione di oltre 350 mila barili di greggio al giorno e di Saratov, uno degli impianti della compagnia statale russa Rosneft.
«Attacchi che mirano più che altro a limitare la capacità della Russia di vendere il proprio petrolio all'estero, incidendo sui mercati di esportazione», hanno spiegato gli analisti di JP Morgan. «Ancora più importante, suggerisce la volontà di perturbare i mercati petroliferi internazionali, con il potenziale di esercitare una pressione al rialzo sui prezzi del greggio». Goldman Sachs ha stimato che gli attacchi ucraini abbiano ridotto di 300 mila barili al giorno la capacità di raffinazione russa ad agosto e fino ad oggi.
Come se non bastasse il 19° pacchetto di sanzioni dell'Unione Europea contro la Russia per l'invasione dell'Ucraina è stato rimosso dall'ordine del giorno di una riunione dei rappresentanti dei governi Ue che si terrà domani 17 settembre a Bruxelles.
Alcuni diplomatici hanno, infatti, riferito a Reuters che il Comitato dei rappresentanti permanenti dei governi degli Stati membri dell'Unione Europea (Coreper) doveva discutere il pacchetto di sanzioni su cui la Commissione Ue lavora da tempo, ma non è stata fissata una nuova data per affrontare il dossier. «È stato rimosso dall'ordine del giorno del Coreper nel tardo pomeriggio del 15 settembre. Non è prevista una nuova data», ha affermato un diplomatico. La notizia è stata anticipata da Politico.
La scorsa settimana il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha minacciato sanzioni più incisive contro l’industria petrolifera russa, questa volta prendendo di mira i grandi acquirenti come India e Cina dopo che alla fine di agosto l’amministrazione Trump ha imposto all’India dazi commerciali del 50%. Al contempo, il tycoon ha sollecitato la Nato, l’Unione Europea e i Paesi del G7 a smettere di acquistare petrolio russo e ad aumentare la pressione tariffaria su India e Cina.
Le preoccupazioni per possibili interruzioni delle forniture russe spingono gli investitori a ignorare la produzione in costante aumento da parte dell’Opec+ che dovrebbe far crescere i livelli globali di petrolio nei prossimi mesi.
«Il mercato petrolifero è destinato a registrare un surplus elevato a partire dal quarto trimestre, trainato in larga parte dal ritorno dei barili dei produttori Opec+ nei prossimi 12 mesi», hanno previsto gli strategist di Hsbc, aspettandosi un surplus in crescita dai 600 mila barili al giorno del secondo trimestre a 1,7 milioni di barili al giorno negli ultimi tre mesi del 2025 e a 2,4 milioni di barili al giorno nel 2026».
Questi commenti arrivano dopo il rapporto mensile dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) della scorsa settimana secondo il quale la produzione mondiale di petrolio è ora prevista in aumento quest’anno rispetto alle stime precedenti, nonostante le forniture possano essere ostacolate dalle sanzioni contro Russia e Iran. La produzione globale di petrolio dovrebbe crescere di 2,7 milioni di barili al giorno nel 2025, rispetto a una stima precedente di 2,5 milioni di barili al giorno, ha dichiarato l’AIE. L’anno successivo, la cifra dovrebbe aumentare di ulteriori 2,1 milioni di barili al giorno.
Il cartello allargato alla Russia ha concordato un aumento cumulativo della produzione di 137 mila barili al giorno a ottobre, decisamente inferiore agli incrementi di 555 mila e di 411 mila barili al giorno registrati nei mesi precedenti. Per l’AIE finora le sanzioni internazionali contro Russia e Iran hanno avuto un «impatto modesto» sulle forniture e sui flussi commerciali, nonostante le esportazioni di entrambi i Paesi siano diminuite negli ultimi mesi.
Per cui, sebbene il Brent possa essere spinto al rialzo soprattutto dalle possibili sanzioni contro la Russia, gli analisti di Hsbc ritengono che il «mercato petrolifero sia in eccesso di offerta e potrebbe assorbire interruzioni significative».
Gli analisti di Bernstein hanno affermato che il Brent rischia di scendere a 60 dollari al barile se l’offerta continuerà a superare la domanda e che l’eccesso globale di petrolio potrebbe arrivare a 1,9 milioni di barili al giorno in questo trimestre. L’unico fattore di sostegno potrebbe essere l’inasprimento delle sanzioni contro la Russia, ha aggiunto gli esperti di Bernstein. Naturalmente anche un dollaro più debole (l’euro vola a 1,1811, +0,43%) potrebbe favorire un rimbalzo dei prezzi del petrolio, ma per ora non è così. (riproduzione riservata)