Il mercato continua a misurarsi con le nuove impennate del Brent innescate dall’ipotesi dei pedaggi nello stretto di Hormuz, ma c’è un rischio nascosto che inizia ad affacciarsi negli scenari degli analisti: il surplus di petrolio. Se nel breve termine l’attenzione è concentrata sulla tenuta dell’offerta, nel medio il problema potrebbe addirittura capovolgersi, come emerge da report di Intesa Sanpaolo Commodities: Geopolitics prevails over economics, curato dall’economista Daniela Corsini.
L’analisi ripercorre il calo del Brent seguito al primo accordo di pace, che alla fine di giugno 2026 aveva portato il greggio in territorio ipervenduto. La banca richiama le stime dell’U.S. Energy Information Administration, secondo cui il mercato mondiale registrerebbe ancora un deficit di 900mila barili al giorno nel 2026, destinato però a trasformarsi in un surplus di 5 milioni di barili al giorno nel 2027, un eccesso definito «monstruous», mostruoso. L’eccesso di offerta oscillerebbe tra 4,5 e 5 milioni di barili al giorno nella prima parte dell’anno, fino a raggiungere 5,9 milioni nel quarto trimestre 2027. Alla base di questo scenario ci sono il recupero della produzione Opec e la crescita dell’offerta dei produttori esterni all’organizzazione. In questo contesto, Intesa Sanpaolo prevede un Brent medio di 88 dollari al barile nel terzo trimestre del 2026, una media di 85,5 dollari nell’intero 2026 e una discesa a 66,8 dollari nel 2027, con quotazioni destinate ad avvicinarsi ai 65 dollari nella seconda metà del prossimo anno.
Il calo del greggio, però, non significherebbe automaticamente prezzi più bassi per tutti i prodotti energetici. Secondo il report, jet fuel (c’è di nuovo allarme sul carburante per gli aerei) e diesel potrebbero continuare a mantenere quotazioni relativamente elevate grazie alla forte domanda estiva e ai danni subiti dalle infrastrutture in Medio Oriente, che richiederanno ancora mesi prima di essere completamente ripristinate. Di conseguenza, anche i margini della raffinazione potrebbero restare sostenuti nonostante un petrolio più debole.
Sul gas lo scenario è diverso. Se attraverso lo Stretto di Hormuz passa circa il 20% del commercio marittimo mondiale di petrolio, per il gas naturale liquefatto il volume in transito equivale a circa il 5% del consumo mondiale di gas. Il gnl rappresenta ormai circa il 40% delle importazioni europee di gas, dopo la progressiva sostituzione delle forniture russe via gasdotto (ma l’Europa compra ancora gnl da Mosca). A mantenere elevati i prezzi contribuiscono anche le ondate di caldo, che stanno facendo aumentare la domanda di energia per i condizionatori.
All’inizio di luglio gli stoccaggi europei erano al 50% della capacità, contro una media degli ultimi cinque anni del 63,5% e su livelli vicini ai minimi del 2021. La fotografia aggiornata all’11 luglio evidenzia una situazione molto differenziata tra i vari Paesi: l’Italia svetta col 70%, seguono Austria al 57%, Francia al 51%, Germania al 44%, Paesi Bassi al 30%. Secondo il report, questa situazione renderà più difficile ricostituire le scorte in vista dell’inverno.
Intesa Sanpaolo stima un prezzo medio del gas al Ttf di 44,7 euro per megawattora nel 2026, in calo a 32,3 euro nel 2027, ma comunque superiore ai livelli precedenti alla crisi energetica. Il report osserva inoltre che, nello scenario preso in esame, una riduzione di circa il 20% dei flussi di gnl dal Qatar per un periodo di 3-5 anni continuerebbe a mantenere elevata l’intera curva dei prezzi del gas europeo.
Gli Ets, sostenuti dalle attese sulla riforma europea, sono previsti in media a 76 euro per tonnellata nel 2026 e fino a 95 nel 2030. Il costo, insieme alla dipendenza dal gas, continuerebbe a incidere sui prezzi dell’elettricità, soprattutto in Italia (anche l’Arera conferma la relazione bollette-gas).
Il report dedica spazio anche a oro, argento e metalli industriali, con il primo sostenuto nel lungo periodo da deficit pubblico Usa, diversificazione delle riserve valutarie e incertezza su commercio e geopolitica, pur con banche centrali che rallentano gli acquisti. Nel comparto agricolo, dove caffè e cacao restano sotto pressione di noli marittimi in salita e crisi climatiche ricorrenti, pur con il rally del cacao giudicato «difficilmente ripetibile». (riproduzione riservata)