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Petrolio: operazioni da 580 milioni prima dell’annuncio di Donald Trump sui colloqui con l’Iran. L’ombra dell’insider trading

di Giusy Iorlano
24 marzo 2026, 10:02 Ultimo aggiornamento: 10:12

Secondo il Financial Times, scambi anomali sul greggio pochi minuti prima delle dichiarazioni del presidente Usa. Volatilità sui mercati, mentre Teheran smentisce i negoziati.

Operazioni sul petrolio per circa 580 milioni di dollari sarebbero state effettuate appena 15 minuti prima che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump annunciasse colloqui «proficui» con l’Iran. A riportarlo è il Financial Times, ripreso anche dall’agenzia russa Tass.

Nel dettaglio, sarebbero stati negoziati circa 6.200 contratti sui principali benchmark energetici, il Brent e il West Texas Intermediate, innescando una significativa volatilità sui mercati.

Un volume, questo, eccezionalmente elevato di operazioni effettuate poco prima dell’annuncio che ha attirato l’attenzione degli operatori finanziari, anche alla luce di recenti scommesse molto tempestive su piattaforme come Polymarket in concomitanza con decisioni della Casa Bianca.

Un gestore di portafoglio citato dal quotidiano britannico ha definito l’operazione «davvero anomala», osservando che si tratta di una dimensione insolita per una giornata priva di eventi prevedibili in grado di muovere il mercato.

Mercati in movimento e versioni contrastanti

Dopo l’annuncio di Trump, i prezzi del petrolio hanno registrato un calo repentino, mentre i futures sull’indice S&P 500 sono saliti. Il presidente ha dichiarato sulla piattaforma Truth Social che Washington e Teheran hanno avuto colloqui costruttivi negli ultimi giorni, aggiungendo di aver ordinato al Pentagono di rinviare di cinque giorni eventuali attacchi contro infrastrutture energetiche iraniane.

Trump ha inoltre parlato di «importanti punti di intesa» tra le parti. Tuttavia, la versione statunitense è stata smentita dall’Iran: secondo quanto riportato dall’agenzia Tasnim, Teheran nega che siano in corso negoziati con gli Stati Uniti. Una fonte citata sostiene che la decisione americana di rinviare eventuali attacchi sarebbe legata alla maggiore credibilità delle minacce militari iraniane.

L’episodio ha sollevato interrogativi su possibili operazioni speculative o su un’anticipazione delle informazioni da parte degli operatori, in un contesto geopolitico già altamente sensibile. (riproduzione riservata)



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