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Rischio stagflazione e petrolio a 150 dollari, difesa e auto pronti a duettare. Cosa c’è sotto la lente degli analisti
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Rischio stagflazione e petrolio a 150 dollari, difesa e auto pronti a duettare. Cosa c’è sotto la lente degli analisti

26 aprile 2026, 07:00 Ultimo aggiornamento: 18:11

Lo shock energetico e le tensioni geopolitiche confondono i mercati: tra rischio stagflazione, banche resilienti e valutazioni tirate nei semiconduttori la rotazione è già in corso | Clicca qui per iscriverti alla newsletter Follow The Report di Francesca Gerosa

Ci sono momenti in cui i mercati sembrano raccontare una storia lineare. E poi ci sono settimane, come quella appena passata, in cui ogni indicatore sembra andare in una direzione diversa, costringendoci a fare uno sforzo in più per trovare un filo logico.

Partiamo dall’energia, perché è da lì che tutto, ancora una volta, prende forma. Il petrolio è tornato a correre con decisione, superando quota 100 dollari al barile (Brent), sospinto dalle tensioni tra Stati Uniti e Iran e da un equilibrio sempre più fragile nello Stretto di Hormuz. Quando l’energia accelera così rapidamente, il rischio che torna sul tavolo è quello della stagflazione, uno scenario scomodo in cui inflazione elevata e crescita debole convivono, comprimendo margini e visibilità. Secondo l’analisi di Banca Akros, non siamo ancora nello scenario peggiore, ma il livello di incertezza è tale da rendere difficile anche solo stimare con precisione l’impatto finale. Molto dipenderà dall’evoluzione del conflitto e dai danni effettivi alle infrastrutture energetiche. Tuttavia, immaginando uno scenario più severo con anche il gas in rialzo a 50 euro/MWh e una crescita piatta – la mappa dei vincitori e dei vinti appare già abbastanza definita. Scopritela!

C’è un settore che offre uno dei pochi punti di relativa stabilità: le banche, quelle italiane in primis. Le indicazioni di Jefferies in vista delle trimestrali vanno in questa direzione: niente sorprese eclatanti nel breve, con un margine di interesse atteso stabile o leggermente in calo nel primo trimestre, ma una base solida su cui costruire. La curva dei tassi più elevata continua, infatti, a rappresentare un supporto importante per la redditività nel medio periodo. A questo si aggiungono costi sotto controllo, qualità del credito ancora robusta e una dotazione di accantonamenti in grado di assorbire eventuali peggioramenti del contesto macroeconomico. Ma solo una banca italiana è meno esposta alla volatilità dei mercati.

Se allarghiamo lo sguardo, emerge una trasformazione più profonda che riguarda il tessuto industriale europeo. Da un lato, l’automotive affronta una fase complessa, segnata da sovracapacità, transizione tecnologica incerta e crescente competizione internazionale. Dall’altro, la difesa entra in una fase di espansione strutturale, sostenuta da un deciso aumento della spesa da parte degli Stati europei che potrebbe protrarsi per un decennio. Secondo Berenberg, siamo all’inizio di un vero e proprio super ciclo della difesa. Questo non significa soltanto maggiori ordini, ma anche un fabbisogno crescente di capacità produttiva e di manodopera qualificata. Ed è qui che i due mondi si sfiorano: mentre l’automotive riduce capacità e personale, la difesa ha bisogno esattamente di quelle risorse. I primi segnali di collaborazione indicano che qualcosa si sta muovendo, anche se il processo sarà lento e complesso. Tre, in particolare, le società europee che più di tutte potranno avvantaggiarsi.

Proprio in Europa c’è un settore che domina: semiconduttori e componentistica elettronica. Dal 1° marzo, da quando gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iran, il settore ha registrato un +30%, con un’accelerazione nelle ultime due settimane. Secondo AlphaValue, il cuore del rally ora è troppo caro: è scambiato a circa 56x gli utili 2026 con una crescita media attesa dei profitti del 72%. Anche guardando al 2027 non è conveniente. Per cui la forza del primo trimestre 2026 nel settore può diventare un’occasione per ridurre l’esposizione, anche sull’italiana Stm.

Nonostante l’incertezza geopolitica e lo shock energetico, gli indici azionari hanno continuato a salire, con performance particolarmente brillanti proprio nei segmenti mid e small cap. Per Intermonte, una delle chiavi di lettura è la liquidità, in forte crescita soprattutto sulle società a minor capitalizzazione. Allo stesso tempo, però, le stime sugli utili sono state leggermente riviste al ribasso. Comunque, tra le mid e small cap, che trattano a premio rispetto alle large cap, ce ne sono dieci che offrono una crescita degli utili 2026 a doppia/tripla cifra.

Restiamo in Italia. Sia Equita sia Banca Akros si aspettano numeri solidi da Poste Italiane nel primo trimestre 2026, con ricavi in crescita del 6% e margini ben difesi. Ma i temi che interessano davvero il mercato sono due: l’opas su Tim, un’operazione da 10,8 miliardi che, al di là delle sinergie industriali dichiarate, sta trasformando Poste in qualcosa di più complesso di un semplice campione domestico, e il dividendo. Le stime parlano di una progressione fino a 1,5-1,6 euro per azione nel 2027-2028, con rendimenti allettanti in area del 7-8%.

Mentre l’offerta pubblica di acquisto lanciata da Arum e Dompé Holdings su BF non è una classica operazione da mercato aggressivo: non punta al delisting, non stravolge gli equilibri, non cerca scorciatoie. Al contrario, mira a rafforzare il controllo, stabilizzare la governance e creare le condizioni per investimenti di lungo periodo.

Chiuso, aperto, chiuso. Il destino dello Stretto di Hormuz resta irrisolto, e i mercati lo sanno bene: possono reagire alle notizie, ma non possono riaprire rotte commerciali né ricostruire catene di approvvigionamento. Questo crea una dinamica particolare. Da un lato, Wall Street continua ad aggiornare i massimi storici. Dall’altro, i prezzi dell’energia restano elevati e mantengono viva la pressione inflazionistica. Il rischio non è tanto il picco, quanto la durata: un petrolio alto per settimane è un fastidio, per mesi diventa un cambio di regime, soprattutto se raggiunge quota 150 dollari al barile, come teme Vontobel.

È tutto per oggi. Continuate a seguirci per ulteriori approfondimenti nel prossimo numero di Follow the report e se pensate che possa interessare a qualcuno inoltrate la newsletter. (riproduzione riservata)



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