I prezzi del petrolio salgono dopo che l’Opec+ ha deciso di rinviare gli aumenti della produzione nel primo trimestre del 2026, attenuando i timori di un eccesso di offerta. Il futures sul Brent si apprezza dello 0,43% a 65,05 dollari al barile e quello sul Wti dello 0,39% a 61,22 dollari al barile, il quarto giorno consecutivo di rialzo.
L’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio e i loro alleati hanno concordato domenica 2 novembre di aumentare la produzione di 137.000 barili al giorno a dicembre, lo stesso incremento previsto per ottobre e novembre. Poi una pausa. Gli otto Paesi hanno, infatti, deciso di sospendere gli incrementi della produzione a gennaio, febbraio e marzo del 2026. La prima sospensione da quando hanno iniziato a ripristinare le forniture interrotte ad aprile.
«È un riconoscimento da parte del gruppo che il mercato si troverà ad affrontare un surplus significativo il prossimo anno, con il picco di questo surplus nella prima parte dell’anno», commenta Warren Patterson, responsabile della strategia sulle materie prime di Ing. «C’è molta incertezza sulla portata dell’eccesso di offerta, dato che è ancora poco chiaro quanto le ultime sanzioni Usa contro la Russia incideranno sui flussi petroliferi».
Le stime del surplus di mercato variano da 190.000 a 3 milioni di barili al giorno. L’Energy Information Administration ha riferito venerdì 31 ottobre che la produzione petrolifera statunitense è aumentata di 86.000 barili al giorno, raggiungendo il record di 13,8 milioni di barili al giorno ad agosto.
Anche per Helima Croft, responsabile della strategia sulle materie prime di Rbc Capital, la Russia rimane una variabile importante per quanto riguarda l’offerta dopo che gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni ai principali produttori russi, Rosneft e Lukoil, oltre ai continui attacchi contro le infrastrutture energetiche del Paese nell’ambito della guerra in Ucraina. «C’è più di un motivo per mantenere un approccio prudente, dato che permane incertezza sul quadro dell’offerta nel primo trimestre del 2026 e si prevede una domanda debole», ha detto Helima Croft.
Un attacco con droni ucraini ha colpito il 2 novembre Tuapse, uno dei principali porti petroliferi russi sul Mar Nero, provocando un incendio e danneggiando almeno una nave. L’area ospita una grande raffineria gestita da Rosneft che il mese scorso è stata sanzionata dagli Stati Uniti insieme a Lukoil.
Nel frattempo, Trump ha minacciato sia un possibile intervento militare statunitense contro militanti islamisti in Nigeria, il maggior produttore di petrolio dell’Africa, se il governo del Paese non metterà fine al massacro dei cristiani, sia un blocco degli aiuti al membro dell’Opec.
Invece, il tycoon ha negato di star valutando un attacco al Venezuela, membro dell’Opec, in mezzo all’intensificarsi delle aspettative che Washington possa ampliare le operazioni legate al traffico di droga nel Paese. Ma, dopo che gli Stati Uniti hanno attaccato un'altra imbarcazione di narcos nei Caraibi uccidendo tre persone, la 22/ma Unità di Spedizione dei Marines è impegnata in operazioni di addestramento a Porto Rico. Prove di sbarco con Trump che in un’intervista alla Cbs ha confermato che «i giorni di Maduro sono contati».
Brent e Wti sono entrambi scesi di oltre il 2% a ottobre, registrando il terzo mese consecutivo in calo, raggiungendo il minimo degli ultimi cinque mesi lo scorso 20 ottobre a causa dei timori di eccesso di offerta e delle preoccupazioni economiche legate ai dazi statunitensi. La maggior parte degli analisti ha mantenuto invariate le previsioni sui prezzi del petrolio, poiché l’aumento dell’offerta da parte dell’Opec+ e la domanda fiacca compensano i rischi geopolitici sull’approvvigionamento, secondo un sondaggio Reuters.
Tuttavia, Morgan Stanley ha aumentato la sua previsione di breve termine sui prezzi del petrolio dopo la decisione dell’Opec+ di sospendere gli aumenti della produzione. La banca americana ha portato il 3 novembre la stima sul Brent a 60 dollari al barile per la prima metà del 2026 rispetto ai 57,50 dollari precedenti.
«L’Opec ha inviato un segnale importante, con il suo coinvolgimento la volatilità si riduce. Inoltre si sta aprendo un gap rilevante tra le quote Opec e la produzione effettiva», spiega la banca le cui stime mostrano un aumento della produzione del cartello di 500.000 barili al giorno nel periodo da marzo a ottobre, decisamente inferiore ai 2,6 milioni di barili al giorno previsti dagli incrementi di quota annunciati. Secondo Morgan Stanley, il surplus dovrebbe riequilibrarsi nella seconda metà del 2027, con un conseguente ritorno dei prezzi a 65 dollari in questo periodo. (riproduzione riservata)