Giornata di forti ribassi per petrolio e gas nella giornata di oggi, sia in scia ai dialoghi tra Usa e Iran sia per le decisioni dell’Opec+. Decisamente in picchiata sono i prezzi del petrolio, dopo aver chiuso il mese di luglio con il più ampio rialzo mensile da marzo. I corsi del greggio si sono riportati sui livelli precedenti grazie al rinnovato ottimismo sui colloqui tra Stati Uniti e Iran.
Dopo giorni di minacce di una nuova offensiva contro Teheran, il presidente Trump è infatti tornato di nuovo sulla via diplomatica, annunciando la sospensione degli attacchi a condizione di «raggiungere rapidamente un accordo». Questo ha evidentemente attenuano i timori del mercato relativi alle interruzioni dell’approvvigionamento in Medio Oriente.
I contratti sul Brent in scadenza a ottobre accusavano in mattinata un calo pari al 7,5% a 83,5 dollari al barile, mentre i contratti per settembre sul Wti viaggiavano a 79,7 dollari (-5,85%).
A incidere, anche la decisione di domenica dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (Opec+) e i suoi alleati, che hanno concordato di aumentare la produzione complessiva di ulteriori 188 mila al giorno a settembre, il sesto aumento mensile consecutivo.
Tra le quotazioni energetiche, come detto, viaggia in deciso ribasso anche il gas naturale scambiato ad Amsterdam. Come il petrolio, anche il gas naturale sfrutta le notizie che provengono dal Golfo, con i future di settembre della materia al Ttf di Amsterdam in calo di oltre il 2% a 57,8 euro al mwh.
Diversa la situazione a inizio di settimana dei metalli preziosi, in fase di tenuta: il prezzo dell’oro è in lieve aumento (+0,38%) a 4123 dollari l’oncia, anche l’argento è positivo (+0,95%) a 58,32 dollari l’oncia, il platino registra un +0,355% a 1664 dollari l’oncia. (riproduzione riservata)