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Petrolio in netto calo, Opec+ verso un aumento della produzione. Goldman Sachs: Brent a 50 dollari nel 2026
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Petrolio in netto calo, Opec+ verso un aumento della produzione. Goldman Sachs: Brent a 50 dollari nel 2026

04 settembre 2025, 13:06 Ultimo aggiornamento: 16:22

I prezzi del petrolio estendono il calo di oltre il 2% della seduta precedente, in attesa della riunione dell'Opec+ del 7 settembre. Le stime degli analisti per fine 2025 e il 2026 e le azioni oil preferite da Equita

I prezzi del petrolio continuano a scendere, estendendo il calo di oltre il 2% della seduta precedente, in attesa della riunione dell'Opec+, prevista domenica 7 settembre, in cui i produttori potrebbero valutare un nuovo aumento della produzione. Il futures sul Brent cala dell’1,5% a 66,58 dollari al barile, mentre quello sul Wti flette delll'1,52% a 62,97 dollari al barile.

L’Opec+ aumenterà la produzione

Gli otto membri dell'Opec e i loro alleati discuteranno ulteriori aumenti della produzione a ottobre in occasione dell'incontro di domenica, hanno detto alcune fonti a Reuters. L’obiettivo è semplice: riconquistare quote di mercato, una priorità rispetto al sostegno dei prezzi. Il Cartello allargato ha già concordato di aumentare gli obiettivi di produzione di 2,2 milioni di barili al giorno tra aprile e settembre, oltre a un incremento della quota di 300.000 barili per gli Emirati Arabi Uniti.

Il taglio della produzione di 1,65 milioni di barili al giorno è al momento in vigore fino alla fine del 2026, così come un altro taglio di 2 milioni di barili al giorno da parte dell'intero gruppo. «La narrativa del mercato punta a una pressione sul prezzo del Brent nel quarto trimestre in funzione della maggior produzione Opec e del conseguente aumento delle scorte dopo il periodo estivo, stagionalmente più favorevole», sostiene Massimo Bonisoli, analista di Equita.

Tuttavia, «notiamo che il rientro dei volumi dell’Opec non stia avvenendo sui ritmi dei rialzi delle quote per le difficoltà  operative di alcuni Paesi. Il basso livello di scorte nel sistema e margini di raffinazioni sostenuti sono un’evidenza di un mercato in buon equilibrio», aggiunge Bonisoli che resta moderatamente positivo sul settore oil: i titoli preferiti sono Eni e Tenaris.

I dati deboli sul mercato del lavoro Usa deprimono i prezzi del petrolio

A contribuire al calo dei prezzi del greggio sono i dati macro statunitensi poco rassicuranti, che hanno mostrato come le offerte di lavoro siano scese ai minimi degli ultimi 10 mesi a luglio, a sostegno delle aspettative di un taglio dei tassi di interesse da parte della Fed questo mese. I futures sui Fed funds mostrano che i mercati scontano una probabilità del 97% che la banca centrale americana riduca i tassi di 25 punti base nella riunione del 16-17 settembre, secondo il Cme Fedwatch.

C’è attesa anche per i dati ufficiali sulle scorte di greggio negli Stati Uniti, che saranno diffusi oggi, 4 settembre, con un giorno di ritardo a causa della festività statunitense di lunedì 1° settembre, per valutare la forza della domanda nel maggior consumatore di petrolio al mondo.

Goldman Sachs: Brent in calo a 50 dollari nel 2026 a causa dell’eccesso di offerta

Equita vede il Brent a 70 dollari al barile nel 2025 il che implica un prezzo medio fino a fine anno di 68 dollari al barile, rispetto alla stima del consenso di 60-65 dollari al barile. Per Goldman Sachs il prezzo del petrolio europeo scenderà a poco più di 50 dollari nel 2026 a causa dell’eccesso di offerta. «Riteniamo che l’attuale eccesso di offerta nei mercati petroliferi sia destinato a intensificarsi», prevede la banca d’affari americana.

«Ci aspettiamo che la forte crescita dell’offerta non-Opec (esclusi gli Stati Uniti) porti a un surplus di 1,8 milioni di barili al giorno nei mercati globali nel 2026, esercitando alla fine una pressione sul Brent fino a poco più di 50 dollari al barile entro la fine del 2026», ha aggiunto. Tuttavia, poiché la capacità di riserva dell’Opec+ si sta riducendo, questo lascia i mercati petroliferi «più vulnerabili a picchi al rialzo dei prezzi in caso di shock da interruzione dell’offerta».

Russia e Cina rafforzano i legami anche sul petrolio

Nel frattempo, dopo l’accordo, firmato martedì 2 settembre, con il colosso russo Gazprom per la costruzione del gasdotto Power of Siberia 2 che porterà in Cina cinquanta miliardi di metri cubi di gas russo ogni anno, il gigante petrolifero Rosneft ha firmato un’intesa per la fornitura a Pechino di ulteriori 2,5 milioni di tonnellate di petrolio all'anno attraverso il Kazakistan, come ha riferito il ministro dell'Energia russo, Sergey Tsivilyov, in un'intervista alla televisione Rossiya-24. «L'accordo è stato firmato anche da Rosneft e dalle sue controparti cinesi per la fornitura aggiuntiva di 2,5 milioni di tonnellate di petrolio attraverso il Kazakistan», ha detto il ministro.

(riproduzione riservata)



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