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Generale Vincenzo Camporini
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Perché Trump ce l’ha con Giorgia Meloni? L’analisi del generale Camporini: «Ecco la strategia della Casa Bianca»

di Anna Di Rocco
22 giugno 2026, 20:00 Ultimo aggiornamento: 21:47

L’ex capo di Stato Maggiore spiega il motivo delle tensioni Italia-Usa e afferma che ricucire con l’alleato non sarà facile, anche se necessario

Donald Trump non ce l’ha soltanto con Giorgia Meloni. Dietro l’ennesima stoccata del presidente americano agli alleati europei c’è una strategia politica ben precisa: alimentare l’immagine di un leader capace di piegare governi alla propria volontà. «Se le cose non vanno bene, la colpa è degli altri», sintetizza a MF-Milano Finanza il generale Vincenzo Camporini, già capo di Stato Maggiore della Difesa.

Domanda. Generale, cos’è successo tra Meloni e Trump?
Risposta. È successo che Trump deve vendere sul mercato interno l’immagine di un leader che riesce a cambiare il mondo. Questo lo porta a essere aggressivo anche nei confronti degli alleati: se le cose non vanno bene la colpa è loro, non sua. Lo abbiamo visto con il cancelliere Merz prima e lo vediamo ora con Meloni. Nel caso del premier però si aggiunge un altro elemento: Meloni è una donna e secondo Trump le donne sono esseri inferiori.

D. Quanto pesa il dossier difesa?
R.
Molto. Credo che Trump sia molto irritato dal fatto che l’Italia non partecipa al programma americano per finanziare l’acquisto di sistemi d’armi Made in Usa destinati all’Ucraina. Poi c’è il tema delle spese per la difesa che è diventato un vero e proprio mantra. E qui l’Italia ha un punto debole: viste le condizioni della nostra finanza pubblica, aumentare realmente la spesa militare è estremamente difficile. Il modo con cui siamo arrivati oggi a dichiarare una spesa vicina al 2,8% è in gran parte un esercizio contabile. Sono giochi di bilancio che difficilmente però convinceranno Trump.

D. Come sarà il vertice Nato di inizio luglio ad Ankara?
R.
Sarà un vertice molto importante. Ma non credo che il dossier italiano sarà tra quelli dominanti. Il vero tema sarà capire quale sarà l’atteggiamento degli Stati Uniti. Con Trump possiamo aspettarci tutto e il contrario di tutto. Lo abbiamo visto anche al G7: siamo arrivati con grandi timori e improvvisamente abbiamo sentito Trump affermare che Mosca deve negoziare. Con una personalità così imprevedibile è molto difficile fare previsioni. 

D. Trump ha ridotto la presenza militare americana in Europa, come va letta questa mossa? 
R.
 È certamente un fatto rilevante ma non ne enfatizzerei eccessivamente la portata. Oggi gli Stati Uniti hanno in Europa circa 90-95 mila militari, di cui circa 12.500 in Italia. Fatto salvo il tema della deterrenza nucleare, non stiamo parlando di forze determinanti sotto il profilo operativo. Dal punto di vista simbolico, invece, il messaggio è molto forte. Credo però che i vertici militari americani sappiano perfettamente che la presenza degli Stati Uniti in Europa non serve soltanto alla difesa del continente: è parte integrante della loro postura strategica globale. Le basi europee sono funzionali anche alla proiezione americana nel resto del mondo, e Washington difficilmente può permettersi di rinunciarvi.

D. Il ministro Crosetto ha parlato della possibilità di costruire un’alleanza europea più forte, complementare alla Nato e aperta anche a Paesi come Regno Unito e Norvegia. È una risposta a Trump oppure un progetto che nasce da lontano?

R. No, è un progetto che affonda le proprie radici da diversi decenni. L’idea è quella di costruire un pilastro europeo della difesa all’interno dell’Alleanza Atlantica, non in alternativa alla Nato ma come suo rafforzamento. Nella situazione attuale di frammentazione europea è evidente che gli Stati Uniti non hanno alcun interesse a concordare realmente con gli europei le proprie linee strategiche di politica estera. Costruire una capacità politica e militare europea, significherebbe creare un interlocutore di livello quasi paritario con Washington. Sarebbe questo il vero salto di qualità nel dialogo transatlantico, ammesso naturalmente che l’Europa riesca davvero a esprimere una visione strategica comune.

D. L’Italia ricucirà con gli Usa?
R
. Occorre trovare un modo. Non so come ci riuscirà. Di fronte a certe situazioni non è semplice chiudere un occhio. Ma l’attuale livello di tensione va attenuato, nell’interesse sia delle relazioni strategiche, sia di quelle economiche e politiche (riproduzione riservata)



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