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Vladimir Putin e Xi Jinping al summit Brics+
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Perchè i Brics vogliono una moneta di riserva internazionale

di Guido Salerno Aletta
26 ottobre 2024, 02:00

I Paesi Brics+ hanno approvato l'uso delle valute nazionali per le transazioni commerciali, creando una piattaforma autonoma rispetto a Swift e segnando un importante passo verso l’indipendenza economica dal dollaro | Cosa scriverebbe oggi Oriana Fallaci delle elezioni Usa e degli accordi Brics?

Via libera all’uso delle le valute nazionali nelle transazioni tra i Paesi Brics+, che saranno effettuate attraverso i rispettivi sistemi bancari su una piattaforma autonoma rispetto allo Swift: è questo il passo operativo e decisivo che emerge dalle conclusioni del summit tenuto a Kazak sotto la presidenza della Russia nel nuovo formato a nove Paesi, nel lungo e complesso cammino verso l’obiettivo ambiziosissimo di sottrarsi all’egemonia del dollaro.

Dettagli del summit

Sfrondando i documenti finali del vertice dalle consuete affermazioni di principio che si ripetono invariabilmente altisonanti insieme agli impegni confermati per il futuro, il punto decisivo viene dettagliato ai paragrafi 5.1 e 12 del Joint Statement dei ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali, che utilizza una gergalità tecnica indistinguibile rispetto a quella utilizzata nei documenti elaborati dell’analogo organismo del G7.

Questa forma di mimesi linguistica punta a due obiettivi: dimostrare che il sistema messo a punto parte dalla perfetta conoscenza teorica e tecnica del sistema occidentale oggi diffuso dappertutto a livello globale; sottolineare che è più vantaggioso sia dal punto di vista economico che delle libertà che garantisce. Il documento parte dal riconoscimento del vantaggio derivante dall’uso di strumenti di pagamento transfrontalieri a basso costo, più rapidi e più efficienti di quelli attuali, trasparenti, sicuri e inclusivi, basati sul principio di minimizzazione delle barriere e di un accesso non discriminatorio: quest’ultima è una chiara risposta a favore della Russia e dell’Iran, che hanno subito pesanti limitazioni attraverso sanzioni sempre più severe per quanto riguarda l’accesso ai sistemi internazionali di pagamento.

Prospettiva multilaterale

C’è un secondo aspetto del documento, ancor più significativo rispetto alla stessa indipendenza della nuova piattaforma dal punto di vista tecnologico e politico, in quanto definisce la prospettiva davvero multilaterale del nuovo assetto monetario, in quanto evita il prefigurarsi di una nuova egemonia in via di fatto: si accoglie con favore l'uso delle valute locali nel commercio internazionale e nelle transazioni finanziarie tra i Brics e i loro partner commerciali e si incoraggia il rafforzamento delle reti bancarie dei paesi Brics e consentendo regolamenti nelle valute locali in linea con la Bcbpi (Brics Cross-Border Payments Initiative). Quest’ultima affermazione ci riporta indietro nel tempo, al regolamento in oro degli sbilanci valutari, un onere che incombeva alle banche centrali che dovevano pagare con le proprie riserve e ridurre la circolazione della corrispondente moneta ritirata dal Paese creditore: un rimedio insufficiente, assunto a posteriori.

Rischi legati al debito

Abbandonata la base aurea, il pagamento viene ora effettuato o acquistando preliminarmente sul mercato la valuta del venditore o quella di riserva internazionale; in alternativa, si contrae un credito così denominato: mentre acquisti massicci di monete straniere indeboliscono di continuo il cambio rendendo più costose le importazioni, nel secondo caso il problema viene spostato in avanti nel tempo sul piano della affidabilità finanziaria del singolo debitore o dell’intero Paese nel caso di debito pubblico. Quando la prospettiva del default dei debitori privati diviene sistemica, viene affrontata liberandosi velocemente dei bond da loro emessi che perdono conseguentemente di valore ed innescano una crisi di borsa; il pericolo di default del debito sovrano viene invece affrontato con la svalutazione e con le politiche restrittive della domanda di importazioni e di sostegno alle esportazioni.

Ebbene, sono queste le tipologie di squilibri dei conti con l’estero che vengono affrontate sia dal Fondo Monetario Internazionale (Fmi) che dalle diverse istituzioni regionali come la Latin American Reserve Fund (Flar), l’Arab Monetary Fund (Amf), l’Esm (European Stability Mechanism), e dallo stesso Contingent Reserve Arrangement (Cra) stipulato dai cinque Paesi fondatori dei Brics, ma che non è mai stato operativo.

Commercio tra i Paesi Brics

Nei rapporti commerciali intrattenuti tra i diversi Paesi Brics e verso terzi gli squilibri sono spesso cospicui e talora strutturali: ad esempio, commerciando nelle rispettive valute, la Russia e l’India si trovano la prima ad accumulare continuamente rupie che non sa come utilizzare e la seconda a doversi continuamente indebitare in rubli. Se, dunque, il debito emesso nella propria valuta espone lo straniero che lo detiene al rischio di una svalutazione, e quello emesso nella valuta del creditore rappresenta un vincolo assai rilevante, il ricorso al finanziamento in dollari inchioda chi lo contrae alle dinamiche della politica monetaria di Washington, con repentini rialzi dei tassi di interesse e del rapporto di cambio che più di una volta hanno creato immense difficoltà ai Paesi indebitati, in particolare quelli sudamericani.

Il Brasile ne sa qualcosa, di questo tsunami della valuta americana che prima inonda l’economia di credito e poi si ritira con altrettanta devastante violenza.

La nuova valuta «R5»

L’obiettivo di commerciare e indebitarsi in una moneta di riserva internazionale che sia scevra da questi pericoli di egemonia, rappresenta l’ambizione dei Brics: se la Russia teme il sopravvento dello yuan, neppure l’India accetterebbe mai di replicare con Pechino le relazioni valutarie e finanziarie che le vennero imposte da Londra ai tempi in cui era la Perla dell’Impero. E se, nell’ambito dei Brics, la adozione di una moneta unica come l’euro non è minimamente ipotizzabile, sembra assai più plausibile che venga presa in considerazione una prospettiva analoga a dell’Hard Ecu che venne abbandonata per il concorso di una triplice concomitanza di interessi: l’ambizione sfrenata della Germania di imporre la propria costituzione monetaria al resto del Continente; l’illusione della Francia di eliminare così dalla scena monetaria il marco che spadroneggiava sui tassi; la assoluta indisponibilità del Regno Unito ad abbandonare la sterlina, per rimanere davvero sovrana.

La valuta dei Brics di cui da tanto tempo si parla, e di cui Putin ha mostrato a Kazak una maquette, prenderebbe il nome «R5» dalle iniziali delle valute nazionali dei Paesi fondatori (Reais, Rublo, Rupia, Renminbi e Rand) e circolerebbe in parallelo alle valute esistenti ma solo in forma digitale. Sarebbe una moneta internazionale finalmente partecipata, non egemonizzata da nessun Paese: né adespota, né straniera. (riproduzione riservata)



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