Rischia di aumentare il gap economico tra gli Stati Uniti e il resto del mondo. Eoin O'Callaghan, macro strategist di Wellington Management, spiega come tale possibilità possa verificarsi in conseguenza dell’intensificarsi delle tensioni finanziarie negli Stati Uniti e della conclusione del ciclo di inasprimento della Fed. Quanto all’Europa invece, le incertezze ruotano attorno al fatto che si possa creare o meno una divergenza nel ciclo dei rialzi e nella politica monetaria dell’Eurozona rispetto agli Stati Uniti.
“Sebbene le recenti tensioni finanziarie possano rappresentare un rischio al ribasso per la crescita europea, continuiamo a prevedere politiche favorevoli per tutto il 2023, in combinazione con fondamentali solidi per consumatori e aziende”, fa sapere l’analista. Va da sé che “con un’inflazione elevata, la Bce sarà più propensa ad aumentare ulteriormente i tassi per un periodo più lungo di quello che il mercato sta adesso scontando”, aggiunge. Da Wellington fanno sapere che finora l'impatto delle tensioni negli Stati Uniti sulla fiducia di consumatori e imprese europei, nonché sui costi di finanziamento delle banche europee, è stato limitato, ma “è necessario mantenere alta l’attenzione” avverte O'Callaghan dal momento che un calo di questo indicatore frenerebbe immediatamente il trend di crescita. Inoltre, un incremento dei costi di finanziamento delle banche europee potrebbe ripercuotersi sul settore privato: a tal proposito, gli esperti ricordano che la crescita del credito è passata su base annua dal 6-7% del Pil al mese della scorsa estate all'1% del Pil nel primo trimestre dell’anno. Allo stesso tempo, si riconosce che le banche europee si trovano in una situazione di maggiore stabilità rispetto a quelle Usa, “questo perché, dal lato delle passività di bilancio, in Europa la concorrenza per i depositi da parte dei fondi del mercato monetario è minore; mentre dal lato delle attività la maggiore solidità è dovuta al fatto che, piuttosto che il sistema bancario, è stata la Bce a ridurre l'offerta dei titoli di Stato, assorbendo il 100% delle emissioni nette dei governi nell'ultimo decennio” spiegano.
In Europa, i dati inflazionistici continuano a sorprendere al rialzo rispetto agli Usa, e ciò in relazione sia alla componente “core” che alla crescita salariale. “Secondo le nostre stime, l'inflazione dell'Eurozona supererà quella media degli Stati Uniti e dei Paesi del G7 anche nei prossimi anni” fanno sapere. Ma non è tutto: per Wellington essa risulterà persino più radicata delle previsioni della stessa Bce, nonostante la discesa dei prezzi dell'energia, per via dei continui aumenti dei prezzi dei servizi e del livello record raggiunto dalla crescita salariale. Date queste premesse, gli esperti stimano un dato core superiore alle previsioni dell’authority di circa 0,5-0,6 punti percentuali. Buone notizie sul fronte dei fondamentali su consumatori e imprese in Eurozona. La crescita del reddito nominale sta per battere un nuovo record, mentre quella del reddito reale dovrebbe accelerare nei prossimi sei mesi. Intanto la disoccupazione è ai minimi storici, e i margini delle imprese stanno raggiungendo il livello più alto degli ultimi 15 anni.
La politica monetaria sta diventando moderatamente più stringente, mentre quella fiscale resta accomodante. “La decisione della Bce di rallentare il ritmo dei rialzi dei tassi d’interesse a 25 punti base annunciata a maggio indica una certa sensibilità dell’authority alla riduzione della crescita del credito e ai rischi associati alle recenti tensioni finanziarie” commenta O'Callaghan, aggiungendo che “ciononostante, le sue previsioni sono coerenti con un tasso terminale inferiore al 4% e i rischi legati a queste proiezioni ci sembrano sbilanciati verso l'alto”. La Bce dovrebbe continuare almeno per i prossimi cinque mesi il processo di normalizzazione dei tassi, a meno che non si verifichi lo scenario sfavorevole in cui l’incremento delle tensioni finanziarie inneschi un inasprimento delle condizioni finanziarie. (riproduzione riservata)