Nelle ultime settimane i timori di recessione hanno lasciato il posto alla convinzione di un atterraggio morbido per le economie sviluppate. Mentre sulle attese per le prossime mosse di Fed e Bce le stime non hanno avuto variazioni: si attende ancora che la Fed metterà in pausa i rialzi dei tassi, e che la Bce possa invece avere ancora possibilità di varare qualche altro aumento. L’appuntamento di venerdì 25 agosto a Jackson Hole, dove la Fed riunirà i principali banchieri centrali, potrebbe dare conferma a questo quadro e dal summit non ci si attende che emergano cambi di rotta drastici rispetto alle proiezioni degli analisti. In questo contesto se borse e bond hanno scontato lo scenario che i mercati hanno di fronte, sul valutario l’impatto della nuova ipotesi di soft landing si fa sentire, come spiega Ubs, sul cambio euro/dollaro. Il biglietto verde non a caso è ai massimi da cinque settimane, dopo che il cross aveva toccato quota 1,12 a metà luglio è poi salito senza sosta. Al momento l’euro-dollaro tratta a 1,082.
L’investment bank resta rialzista sull’euro, ma ha abbassato le sue previsioni sul cambio tra valuta unica e dollaro da 1,14 a 1,12 per dicembre, da 1,16 a 1,14 per marzo e da 1,18 a 1,16 per giugno 2024, introducendo il nuovo target di 1,16 per settembre 2024. «Queste previsioni riflettono la nostra convinzione che il dollaro dovrebbe ancora indebolirsi sulla scorta dell’ipotesi che la Fed smetterà di aumentare i tassi, mentre la Bce ha ancora spazio per aumentarli. Abbiamo però moderato il percorso di ribasso del dollaro per riflettere lo slancio positivo dell’economia degli Stati Uniti», spiega Mark Haefele, capo degli investimenti del Global Wealth Management di Ubs consigliando «agli investitori di continuare a coprire le posizioni lunghe in dollari».
Nelle ultime settimane, l’economia statunitense ha sorpreso positivamente, mentre l’inflazione si è raffreddata. Questa combinazione ha rafforzato il dollaro rispetto all’euro. Detto ciò, nota Ubs, il movimento è rimasto ben all'interno del canale ascendente e non ha sfidato la tendenza al rialzo a lungo termine dell’euro. «Ci aspettiamo che l’euro/dollaro continui a muoversi al rialzo poiché l’economia globale, al di fuori degli Stati Uniti, si trova una posizione migliore. La stabilità economica sostiene la propensione al rischio nei mercati finanziari, che a sua volta favorisce l’euro rispetto al biglietto verde. Riteniamo inoltre che i mercati abbiano bisogno di più tempo per adeguarsi alla normalizzazione dei tassi di interesse nell’Eurozona», afferma Haefele. (riproduzione riservata)