Per le banche tedesche si aggrava l’incertezza sul fronte immobiliare. Secondo gli ultimi dati dell’Eba, a fine dicembre gli istituti del paese hanno visto i loro prestiti in sofferenza sul commercial real estate salire a 13,6 miliardi di euro rispetto ai 9,7 miliardi di tre mesi prima, con un incremento superiore al 40%.
Le banche tedesche hanno erogato molti prestiti di questa tipologia nell’ultimo decennio, visto che i tassi di interesse negativi presso la Bce hanno compresso i rendimenti di altre attività. Nell’ultimo anno però molti sviluppatori hanno iniziato a essere inadempienti dopo la drastica impennata dei costi di finanziamento.
Le difficoltà potrebbero continuare anche perché la sistematica adozione dello smart working da parte dei molti aziende ha ridotto la domanda di spazi per uffici. Questo avvitamento ha influenzato le scelte di bilancio dei grandi gruppi e, secondo i calcoli di Bloomberg, le dieci maggiori banche tedesche hanno accantonato 2,3 miliardi di euro proprio per fare fronte a potenziali perdite sui prestiti immobiliari commerciali. Richieste precise in tal senso erano del resto arrivate nelle scorse settimane dalla Federal Financial Supervisory Authority tedesca (Autorità federale di vigilanza finanziaria, meglio nota come BaFin).
«Sebbene lo shock derivante dall'aumento dei tassi sia stato digerito nei libri bancari, potrebbero esserci ulteriori problemi», ha avvertito il presidente della Bafin Mark Branson. «Le difficoltà che derivano da questo contesto di tassi per i clienti del settore bancario - che si tratti del settore immobiliare o dell'economia reale - non si sono ancora manifestate», ha continuato Branson, aggiungendo che «non sarà facile» ripetere la redditività dello scorso anno.
Pertanto le banche dovrebbero «accantonare il più possibile per far fronte ai costi che stanno arrivando, perché arriveranno», ha concluso il numero uno dell'authority tedesca. Anche la Vigilanza della Bce ha chiesto alle banche di migliorare la reportistica e la gestione del rischio di credito, soprattutto nei settori considerati oggi più vulnerabili, cioè quello dell’immobiliare commerciale e delle pmi a rischio default.
Sempre secondo Francoforte, «la dimensione dei portafogli immobiliari commerciali delle banche è limitata e l’esposizione è notevolmente inferiore a quelle del mercato residenziale», per questo «è improbabile che questi da soli possano causare una crisi sistemica a livello dell’area dell’euro», spiegano gli esperti della Bce. Tuttavia, «essi potrebbero aumentare gli shock nel sistema finanziario e avere un forte impatto sulle società finanziarie, dai fondi di investimento alle compagnie di assicurazione». (riproduzione riservata)