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Google travolta in Europa dalle cause per danni dai comparatori online: da Moltiply a Idealo, richiesti 12 miliardi di euro
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Google travolta in Europa dalle cause per danni dai comparatori online: da Moltiply a Idealo, richiesti 12 miliardi di euro

13 maggio 2025, 15:13 Ultimo aggiornamento: 17:08

In Italia è Moltiply, l’ex MutuiOnline, a portare Google in tribunale per i danni subiti da Trovaprezzi.it dall’ascesa di Google Shopping tra il 2010 e il 2017 | Cos’è Google senza Chrome? Ecco quanto potrebbe costarle la vendita forzata del suo gioiello chiesta dall’Antitrust Usa

I comparatori online chiedono i danni a Google. E il conto, per Mountain View, è salato. Secondo i calcoli di Bloomberg, le richieste di risarcimento avanzate in 12 cause civili, aperte in sette Paesi europei, superano i 12 miliardi di euro. Circa 3 miliardi arrivano dall’italiana Moltiply (ex MutuiOnline), che all’inizio di maggio ha depositato al Tribunale di Milano una richiesta di danni per 2,97 miliardi contro Google. 

Il caso Moltiply 

Il gruppo italiano ha agito tramite la controllata 7Pixel, che gestisce il servizio di comparazione Trovaprezzi.it. Secondo Moltiply, Google ha abusato della sua posizione dominante sul mercato – come accertato dalla Corte di Giustizia europea a settembre 2024 – favorendo il suo comparatore Google Shopping tra il 2010 e il 2017. E strangolando i competitor indipendenti come Trovaprezzi.it.

La tesi di Moltiply e delle altre aziende che hanno portato Google sul banco degli imputati è che il loro business sarebbe potuto crescere molto di più senza le infrazioni commesse da Google almeno fino al 2017. Quell’anno, per evitare una maxi-multa da 2,4 miliardi di euro dall’Unione Europea, il colosso americano ha introdotto alcune modifiche per rendere visibili, in alto nella pagina delle ricerche, anche i servizi di comparazione dei competitor.

Gli altri comparatori contro Google

Tra le cause più rilevanti c’è quella intentata nel Regno Unito dalle piattaforme Kelkoo e da Foundem, con una richiesta di risarcimento da 1 miliardo di sterline (circa 1,2 miliardi di euro). Ad Amsterdam è in corso una causa collettiva, sostenuta da numerose imprese, da 900 milioni e una promossa da Compare Group. 

Altri casi sono incardinati in Germania, come la causa da 3,3 miliardi di euro promossa da Idealo, società del gruppo Axel Springer. Poi, ancora, un’iniziativa da 2,1 miliardi della svedese Pricerunner, di proprietà della fintech Klarna, e una da 500 milioni di danni del sito polacco Ceneo.

La replica della big tech 

Google, al momento, rimanda le accuse al mittente. «Le modifiche apportate nel 2017 in seguito alla decisione della Commissione Europea stanno funzionando come previsto, tanto che il numero di comparatori shopping in Europa che utilizzano le nostre soluzioni shopping si è moltiplicato da soli 7 a oltre 1.550, senza alcun intervento della Commissione. Siamo fortemente in disaccordo con queste esorbitanti richieste di risarcimento danni private, che ignorano il successo e la crescita di questo settore», ha dichiarato un portavoce di Google.

I guai di Google

La società sta attraversando un momento turbolento, in cui è oggetto anche di importanti procedimenti Antitrust negli Stati Uniti. In particolare, è in corso la fase finale del processo che oppone Google al Dipartimento di Giustizia (DoJ) degli Usa. Il Doj vorrebbe obbligare la big tech a vendere il browser Chrome per ripristinare la concorrenza nel campo delle ricerche online dove, secondo quanto stabilito nell’agosto 2024 da un giudice federale, big G ha instaurato un «monopolio illegale». La sentenza potrebbe arrivare tra maggio e giugno 2025. (riproduzione riservata)



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