Mentre Credit Suisse precipita di nuovo alla borsa di Zurigo, con una caduta delle azioni dell’8%, e una fiammata dei credit default swap a cinque anni oltre i mille punti base, il governo svizzero starebbe intensificando il lavoro su una soluzione di sistema che metta in sicurezza il gruppo.
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L’obiettivo sarebbe quello di preservare le attività svizzere del Credit Suisse (che oggi impiegano oltre 17 mila persone). Per raggiungere questo scopo potrebbe prendere forma una cordata nazionale incentrata su Ubs, ma aperta anche ad altri soggetti. Il primo gruppo bancario elvetico potrebbe farsi carico principalmente delle gestioni patrimoniali di Credit Suisse, mentre istituti più piccoli (il sito Insideparadeplatz fa i nomi di Raiffeisen, l’unione delle casse di risparmio svizzere, e della Zurich Cantonal Bank, la quarta maggiore banca del paese con attivi per oltre 150 miliardi di franchi) potrebbero intervenire sul retail e sul corporate banking di taglia medio-piccola. Una soluzione di questo genere consentirebbe di aggirare lo scoglio più complesso, cioè quello antitrust, che ostacolerebbe invece una fusione tra le sole Credit Suisse e Ubs.
La volontà del governo svizzero si sta però scontrando con l’opposizione dei banchieri. Già ieri Bloomberg parlava di una forte contrarietà dei vertici di Credit Suisse e di Ubs all’ipotesi di un matrimonio forzato. Il timore dei potenziali cavalieri bianchi è che la banca di Zurigo abbia problematiche non ancora emerse, che potrebbero compromettere la stabilità del nuovo gruppo. Perplessità simili stanno circolando anche al vertice delle maggiori banche estere. Per l’asset management il nome che circola è ad esempio quello di Deutsche Bank che in passato aveva mostrato un tiepido interesse per la divisione. Alla luce degli ultimi eventi però la disponibilità di Francoforte è tutta da verificare. Fredde sul dossier appaiono ad oggi anche le italiane Intesa Sanpaolo e Unicredit, che pure negli anni scorsi avevano guardato il dossier. «Senza una profonda due diligence e garanzie chiare da parte dello Stato svizzero è difficile che una banca estera faccia un passo in avanti», spiega un banchiere. Un’integrazione in tempi brevi insomma dovrà superare ostacoli consistenti che rischiano di comprometterne l’esito. (riproduzione riservata)