Il tasso di partecipazione alla previdenza complementare in Italia è appena del 36%, mentre nei Paesi del Nord Europa le quote superano anche l’80%. Mentre l’inverno demografico della popolazione porterà a una situazione per cui, nel 2050, per ogni lavoratore attivo ci sarà un pensionato. Una situazione decisamente insostenibile per il Paese, visto anche l’enorme debito pubblico, per il quale servono soluzioni che partano da una categoria di lavoratori ancora poco avvezza alla previdenza alternativa: i giovani che entrano oggi nel mondo del lavoro. Da questa premessa nasce il progetto Previverso di Arca Fondi Sgr e Talents in Motion, un welfare action-lab che si propone di strutturare proposte concrete che favoriscano la diffusione della previdenza tra i giovani e tra le imprese che li assumono.
«Non chiediamo soldi né avanziamo richieste fiscali», ha detto il ceo di Arca Fondi, Ugo Loeser, nel presentare il progetto. «Il vero tema non è la leva fiscale, ma l'assetto istituzionale della previdenza e della gestione del risparmio degli italiani». In altre parole, lo scopo di Previverso «non è tanto quello di parlare di prodotti, ma di formazione».
La previdenza complementare, ha aggiunto Loeser, «può aiutare a fare una serie di cose importanti: ridurre i disequilibri di finanza pubblica, supportare l'economia reale, sganciare i giovani dalla tegola del debito pubblico, ma anche rendere le aziende più competitive». Infatti, ha spiegato il ceo della società di gestione, «uno stipendio alto non basta più ad attratte giovani talenti: in sede di ricerca del lavoro si cerca sempre più un’attenzione al welfare, di cui la previdenza complementare è un pilastro.
«Il 56% dei giovani», ha sottolineato Patrizia Fontana, presidente e fondatrice di Talents in Motion, presentando una ricerca condotta su 1.482 persone tra i 20 e poco più di 30 anni, «non ha idea di cosa sia la previdenza complementare, ma al contempo un 94% vuole saperne di più. Questo è il punto di partenza». Inoltre, l'84% dei giovani «non usa un fondo complementare, ma tra chi conosce la previdenza la percentuale di chi lo usa balza all’83%». Il messaggio è chiaro: «L'informazione», ha detto Fontana, «determina l'azione».
C’è un altro dato importante: «Prima dell'intervista», spiega la fondatrice, «solo il 16% dei giovani voleva investire in un fondo pensione, dopo le brevi informazioni del questionario la quota è decollata all'86%». Prova del fatto «che il potenziale dell'informazione è immenso: basta un questionario per creare conoscenza e spostare la coscienza da un interesse passivo a un potenziale approccio attivo». (riproduzione riservata)