L’AI è entrata di diritto nel mondo degli studi legali. E uno dei primi a integrarla in pianta stabile in Italia è PedersoliGattai. La law firm nata a inizio 2024 ha scelto Harvey, piattaforma di intelligenza artificiale generativa specifica per il campo legale.
«Da un anno e mezzo abbiamo un comitato interno che si occupa di AI e, dopo diversi test, abbiamo concluso che era la soluzione migliore per noi», spiega Bruno Gattai, managing partner di PedersoliGattai. «Harvey è lo strumento più utilizzato nel settore, quello che ha raccolto il maggior numero di investimenti ed è cucito su misura per il mondo degli avvocati».
L’obiettivo dello studio nato dalla fusione tra Pedersoli e Gattai Minoli Partners è quello di automatizzare le funzioni ripetitive, per liberare risorse da indirizzare verso mansioni più produttive, a vantaggio dei clienti. Harvey può analizzare e catalogare fino a 10 mila documenti diversi alla volta, da cui estrapola le informazioni più rilevanti. Oltre a velocizzare la ricerca dei precedenti e la scrematura dei casi rilevanti, la piattaforma prepara le prime bozze dei contratti e semplifica l’attività di due diligence.
Può anche essere addestrata a riprodurre lo stile di scrittura personale di un avvocato, funzione molto utile quando si tratta di ricostruire i fatti di un procedimento. «Con Harvey abbiamo dimezzato i tempi di lavoro, anche se il contributo umano resta determinante», racconta Gattai. «Alla fine c’è sempre la supervisione di uno dei nostri professionisti. E per prevenire errori abbiamo creato un processo di governance interno, con policy pensate per definire compiti e divieti dell’AI, e basate sulle best practice».
PedersoliGattai crede molto nel progetto, tanto da averci investito circa un milione di euro, con la convinzione che Harvey non porterà a un taglio di posti di lavoro. «In un negoziato solo un essere umano sa quando dire la parola giusta al momento giusto», osserva Gattai. «È poi è sempre bene avere dei giovani in studio perché è tra loro che puoi pescare i talenti. Certo, le nuove leve vanno formate, ma noi siamo attenti sin dalla fase della selezione perché puntiamo su ragazzi che già padroneggiano l’AI. Vengono in stage da noi quando sono ancora all’università e poi assumiamo i migliori».
PedersoliGattai conta oggi più di 380 professionisti nelle tre sedi di Milano, Roma e Torino. Il 2025 si è chiuso in crescita con circa 150 milioni di ricavi (+11%) e anche il 2026 è partito con il piede giusto visto che il fatturato è aumentato del 20% nei primi due mesi dell’anno.
«In una fase storica complessa per tutto il settore, siamo riusciti a partecipare alle principali operazioni di mercato, dal risiko bancario ai grandi deal di private equity, energetici, infrastrutturali e di real estate», commenta Gattai. «Nel 2026 continueremo a spingere in questi settori e proveremo ad aprirci a nuove aree, come fatto recentemente con la space economy». Che si tratti di AI o meno, insomma, la tecnologia è sempre più centrale per PedersoliGattai. (riproduzione riservata)